Petrolio Brent: il 2024 sarà all'insegna del trading range tra 80 e 100 dollari?

Continuiamo con la serie sugli outlook di Goldman Sachs, focalizzandoci sulle attese per il 2024 sul petrolio. GS vede una crescita solida della domanda e un’offerta bassa da parte dei Paesi core dell’OPEC. Le stime sono per un Brent nel range compreso tra gli 80 e i 100 dollari al barile, mantenuto tramite il potere di determinazione dei prezzi del Cartello. Il floor evidenziato dovrebbe essere mantenuto anche a dispetto del rischio di aumento dell’offerta dei Paesi non-OPEC e del calo del PIL, sempre che l’associazione dei principali produttori non diventi meno assertiva. Fonte: ricerca Goldman Sachs In sostanza, ci sono tre elementi che sosterranno questo livello:
  • Il primo è relativo alla convinzione che la cosiddetta “OPEC put” continuerà a rimanere in vigore e si trovi tra gli 80 e 85 dollari al barile;
  • Il secondo riguarda le attese di soft landing dell’economia, con l’inflazione core che tornerà all’obiettivo senza causare troppi danni alla domanda di lavoro e di petrolio;
  • Infine, la domanda pubblica e privata della materia prima aumenta quando i prezzi scendono.
Dall’altro lato, è ritenuto improbabile che i prezzi superino i 100 dollari in modo duraturo:
  • La capacità inutilizzata di 6 milioni di barili al giorno limita il rialzo dei prezzi a lungo termine:
  • È improbabile che l’OPEC spinga i timespread a livelli estremi, fattore che ridurrebbe la domanda residua a lungo termine dei barili del Cartello. Gli analisti evidenziano che la crisi energetica del 2022 ha aumentato l’offerta non-OPEC a lungo termine, riducendo al contempo la domanda di oro nero a lungo termine per via degli investimenti in energie alternative.
  • La riduzione delle scorte in Cina e gli impatti sulla domanda derivante dall’erosione dei margini di raffinazione dopo l’arrivo del Brent a 100 dollari di settembre, ha messo in luce che l’elasticità dei prezzi alla richiesta in Cina e le raffinerie sono un meccanismo chiave di bilanciamento.
Fonte: ricerca Goldman Sachs GS vede un deficit di domanda di 0,7 milioni di barili al giorno, che porterà la materia prima a scambiare intorno ai 92 dollari l’anno prossimo. La domanda è vista in crescita di 1,6 milioni di barili al giorno, grazie alle attese di un PIL in crescita, gli aumenti strutturali da parte dei mercati emergenti e una ripresa dei carburanti per aerei. Inoltre a causa del calo degli impianti di perforazione, della disciplina sul capitale e della scarsa produttività, l’output negli USA è visto in rallentamento. Dall’altro lato è atteso una riduzione graduale del taglio volontario dell’Arabia Saudita, oltre ad un’estensione dei tagli dell’OPEC visto che sostengono i ricavi. Sul tema della raffinazione, sebbene ci sia una grande capacità inutilizzata, si dovrebbe osservare una situazione strutturalmente rigida. Fonte: ricerca Goldman Sachs GS mette in luce tre scenari di stress al suo outlook, vediamoli:
  1. Una recessione moderata, che potrebbe portare ad una flessione del Brent di 17 dollari rispetto allo scenario base, a seconda della risposta dell’OPEC. Nello specifico, il fenomeno viene ipotizzato nei Paesi OCSE a partire dal 1° trimestre 2024, con una durata di 4 trimestre e con ricadute esterne alla stessa OCSE. Probabilmente, l’OPEC+ non incrementerebbe gradualmente l’output e se rimanesse invariata porterebbe dunque il petrolio Brent a 77 dollari nel 4° trimestre 2024. Se invece la pproduzione aumentasse a dispetto della recessione, a fine 2024 il Brent potrebbe tornare a veleggiare sui 62 dollari al barile.
  2. Il secondo scenario implica che l’offerta dei Paesi non-OPEC (a cui vengono escluse anche Iran, Iraq e Russia) batta ancora le aspettative come avvenuto nel 2023. Questo potrebbe provocare un’estensione del taglio volontario dell’Arabia Saudita fino al 2024 e di quello dei Paesi OPEC fino al 1° trimestre 2025. In tale quadro, il Brent potrebbe scendere fino a 82 dollari a fine 2024, mentre se l’output OPEC aumentasse lo stesso i prezzi potrebbero raggiungere i 74 dollari al barile.
  3. Infine, l’ultimo scenario vede un aumento di mezzo milione di barili al giorno in interruzioni di produzione non pianificate. L’Arabia Saudita potrebbe quindi iniziare a sciogliere i suoi tagli volontari nel 2° trimestre 2024, prima delle attese, portando il Brent intorno ai 99 dollari a fine anno. I prezzi potrebbero arrivare a 102 dollari nel caso in cui si verificasse anche un proseguimento del percorso di approvvigionamento base previsto.
Fonte: ricerca Goldman Sachs

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Dichiarazioni Cook e Mester su politica monetaria

  • Lisa Cook, esponente del board della Fed, ha detto che la Banca centrale dovrà stare attenta al rischio di stringere troppo la politica monetaria, ma anche a quello di fare troppo poco. Cook ritiene che il soft landing sia ancora una possibilità, anche se c’è il rischio che la crescita e la spesa dei consumatori rallentino il processo di disinflazione mantenendo economia e mercato del lavoro in tensione. Comunque bisogna anche tener conto dei progressi, come un maggior numero di lavoratori entrati a far parte della forza lavoro soddisfacendo parte della domanda. Oltre a ciò la funzionaria della Federal Reserve ha notato che si sono segnali di potenziale stress, con le famiglie a basso reddito che hanno abbondantemente i risparmi e le piccole imprese che devono affrontare condizioni più rigide di credito. Un altro elemento da considerare è il fatto che altre Banche stiano restringendo la politica monetaria, elemento che potrebbe portarle a fare “un po’ meno” per via degli effetti di spillover. Infine, Cook ha detto di essere attenta al pericolo di nuovi shock economici globali.
  • Loretta Mester, Presidente della Fed di Cleveland, ha affermato che ci vorrà del tempo prima che l’inflazione torni al 2%. Mester ha evidenziato che se l’economia si dovesse evolvere in modo diverso rispetto al previsto, la Federal Reserve dovrà rispondere in modo appropriato per realizzare entrambe le parti del suo mandato.

Jefferson, Cook e Kugler (Fed) ritengono che la riduzione del bilancio dipenda dall'economia

Reuters riporta che i tre esponenti più recenti della Fed, tra cui il Vicepresidente Philip Jefferson (gli altri sono Cook e Kugler), hanno scritto in una lettera al Senatore repubblicano Rick Scott che non è chiaro quanto si protrarrà il processo di riduzione del bilancio, con la dimensione che dipenderà dalla domanda del pubblico per le passività della Federal Reserve. Nella lettera si legge che le dimensioni del bilancio potrebbero ridursi considerevolmente prima di raggiungere un livello coerente con il quadro operativo ampio delle riserve.

USA: i tassi sui mutui a 30 anni scendono per la terza settimana di fila

Secondo quanto riporta Freddie Mac, i tassi ipotecari in USA hanno registrato la terza flessione consecutiva arrivando ai minimi da fine settembre. Nel dettaglio, il tasso medio sui mutui a tasso fisso a 30 anni è sceso dal 7,5% della scorsa settimana al 7,44%. Alcuni analisti segnalano che il calo dei rendimenti dei Treasury, che svolgono un ruolo importante nei costi di finanziamento delle case, possa favorire l’accessibilità al mercato immobiliare.

Dichiarazioni Villeroy (BCE) su pausa nel rialzo dei tassi

Francois Villeroy de Galhau, Presidente della Bank of France, ha detto che il rallentamento dell’inflazione ha “pienamente giustificato” la decisione della BCE di mettere in pausa gli aumenti dei tassi. Villeroy ha ribadito di essere fiducioso che i prezzi torneranno al target entro il 2025, ma l’istituto centrale dovrà mantenere il costo del denaro fermo per un periodo proporzionato alla piena trasmissione.

Dichiarazioni Holzmann e Nagel (BCE) su possibili tagli dei tassi e coefficiente di riserva obbligatoria delle banche

  • Robert Holzmann, Presidente della Banca centrale austriaca, ha detto che la BCE non taglierà i tassi di interesse nel 2° trimestre 2024, definendo premature le attese del mercato. In realtà, Holzmann ritiene che non sia da escludere neanche una prosecuzione del ciclo dei rialzi viste le incertezze in merito alla dinamica dei salari e ai prezzi dei generi alimentari.
  • Joachim Nagel, Presidente della Bundesbank, ha detto che la BCE dovrebbe ridurre l’ammontare di interesse che paga sui depositi delle banche commerciali e non escludere un altro rialzo dei tassi visto che l’inflazione è ancora troppo alta. Nagel ritiene che le banche che beneficiano dei generosi interessi da parte dell’Eurotower tendono a concedere più prestiti, complicando il lavoro dell’istituto centrale nell’abbassare l’inflazione tramite la politica monetaria. Per contrastare questo effetto, uno strumento potrebbe essere il coefficiente di riserva obbligatoria. Infine, l’esponente del board della BCE ha detto di essere ottimista in merito alla possibilità dell’Eurozona di evitare un hard landing.

Dichiarazioni Wunsch (BCE) su possibile inizio del taglio dei tassi

Pierre Wunsch, Presidente della Banca centrale del Belgio, ha affermato che prima di iniziare a tagliare i tassi la BCE deve essere “assolutamente certa” che l’inflazione stia tornando al target del 2%. Wunsch ritiene che ci potrebbe essere il rischio che la BCE inizi il taglio dei tassi un po’ troppo tari, anche se questo non è giudicato un grosso problema visto che l’istituto centrale può correggere rapidamente la traiettoria. Inoltre, ritiene che si dovrebbe iniziare una discussione sulla fine anticipata dei reinvestimenti del PEPP.

Titoli di Stato USA: gli investitori esteri riducono la domanda

Il Wall Street Journal ha sottolineato un elemento particolarmente negativo per gli Stati Uniti: la flessione della domanda da parte degli investitori esteri. Un tempo infatti vi era un grande appetito per il debito a stelle e strisce, specie per quello da parte di Cina e Giappone. Il calo sta avvenendo in un momento non propriamente positivo, in quanto quest’anno il Tesoro ha emesso 2.000 miliardi di debito: un record se si esclude la pandemia. Dopo la domanda piuttosto contenuta per l’ultima asta di titoli di Stato a 30 anni USA, il Treasury Borrowing Advisory Committee ha detto che il calo della richiesta è arrivato principalmente da banche e investitori stranieri. Nel medio termine è attesa quindi un’ulteriore contrazione da parte di questi soggetti. Stando ai dati della Securities Industry and Financial Markets Association i soggetti esteri possiedono il 30% dei bond governativi statunitensi, ben al di sotto rispetto al 43% di 10 anni fa. A settembre, le vendite nette da parte di questi soggetti si sono attestate a 2,4 miliardi di dollari portando il totale detenuto a 6.500 miliardi. Nell’ultimo anno la composizione degli acquirenti è cambiata: Europa, America Latina e Medio Oriente hanno contribuito a compensare il calo di Giappone e Cina. Gli analisti ritengono comunque che ciò non sia abbastanza per contrastare i cambiamenti strutturali di lungo periodo, che continuano a vedere un indebolimento della domanda. Un altro punto di debolezza può essere rappresentato dal rallentamento degli acquisti da parte delle Banche centrali, su cui ha pesato la forza del dollaro. Gli istituti centrali hanno approfittato di ciò per vendere, utilizzando i profitti per rafforzare le valute domestiche. Oltre a ciò, la Cina ad esempio ha diversificato acquistando obbligazioni garantite da agenzie governative a stelle e strisce, le quali offrono rendimenti più alti. In Giappone invece, il problema della domanda di Treasury USA è rappresentato dal fatto che nel mercato domestico gli yield si stanno facendo più interessanti. Fonte: Wall Street Journal 

Dichiarazioni Collins e Goolsbee (Fed) su inflazione 

  • Susan Collins, Presidente della Fed di Boston, ha detto che l’istituto centrale statunitense non dovrebbe escludere un altro incremento del costo del denaro. Collins ha detto di vedere diversi segnali positivi in merito al fatto che i tassi restrittivi stiano riallineando la domanda e l’offerta nell’economia, anche se è stato evidenziato il recente calo dei rendimenti a lungo termine. L’esponente del board della Fed ha predicato prudenza, in quanto i dati presentano del rumore di fondo e risultano disomogenei.
  • Austan Goolsbee, Presidente della Fed di Chicago, ha detto che la Federal Reserve farà tutto il necessario per riportare l’indice dei prezzi al consumo al 2%, anche se il dato sembra già essere sulla buona strada. Per Goolsbee, sarà da monitorare con attenzione l’inflazione sui prezzi delle case.

Le azioni sotto la lente

  • Berenberg ha alzato il target su Intesa Sanpaolo da 2,8 a 3 euro
  • Banco BPM ha annunciato oggi l’offerta di riacquisto di tutto o parte del prestito obbligazionario perpetuo AT1 da 300 milioni di euro e cedola all’8,75%. L’offerta del buyback scadrà alle 17:00 del 24 novembre e permetterà a chi aderirà di reinvestire i fondi nei titoli di nuova emissione (sempre AT1 per 300 milioni di euro).
  • Amazon ha annunciato che taglierà diverse centinaia di posti di lavoro nell’unità di Alexa a causa del cambiamento delle priorità aziendali verso l’IA generativa.

Trimestrale ASSICURAZIONI GENERALI (risultati su 9 mesi)

  • Premi lordi sottoscritti: 60,461 miliardi di euro, il 4,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2022
  • EPS: 1,93 euro (+32,5% a/a)
  • Solvency II ratio: 224%, 4 punti in più rispetto a fine 2022
  • A livello di risultati operativi, quello del segmento Vita è stato sostanzialmente fermo a 2,786 miliardi di euro (-1,1% a/a), mentre è da segnalare la forte crescita del ramo Danni a 2,155 miliardi di euro (+50,3%)
  • Cristiano Borean, CFO del gruppo, ha detto che l’impatto delle catastrofi naturali di ottobre e novembrre avrà un impatto a doppia cifra alta. Inoltre, il Sovency Ratio a fine ottobre è stato al 222%
  • Il gruppo ha confermato i target del piano “‘Lifetime Partner 24: Driving Growth” di una crescita degli EPS tra il 6% e l’8% nel periodo 2021-2024, flussi di cassa di oltre 8,5 miliardi di euro tra il 2022 e il 2024 e una distribuzione di dividendi cumulati nel periodo 2022-2024 tra i 5,2 e i 5,6 miliardi di euro

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