USA: la crescita dovrebbe continuare, attesi 2 tagli nel 2026
16 gennaio 2026
Nel corso del 2025, l’economia statunitense dovrebbe essere cresciuta più velocemente di quanto ci si aspettasse al momento dell’annuncio dei dazi nella prima parte dell’anno. Da un lato questo è avvenuto in quanto le tariffe sono state ridotte, dall’altro l’impatto generale è stato inferiore rispetto a casi storicamente simili.
Goldman Sachs nota però che una crescita del PIL superiore al 2% non è stata sufficiente a impedire un ulteriore indebolimento del mercato del lavoro.

Ma cosa dovrebbe avvenire nel 2026? GS ritiene che il PIL potrebbe crescere del 2,8% su base annuale, grazie ai tagli fiscali che compenseranno l’effetto negativo dei dazi. La composizione del Prodotto Interno Lordo sarà diversa rispetto al passato. In particolare, una quota maggiore deriverà dalla produttività e una minore dall’offerta di manodopera. Le probabilità di recessione a 12 mesi sono scese dal 30% al 20%.
Il PCE core dovrebbe scendere al 2,1% su base annua, mentre il CPI core al 2%. Le proiezioni ottimistiche derivano dal fatto che nel 2025 sono stati registrati progressi significativi, mascherati da un aumento una tantum causato dai dazi. Inoltre, il riequilibrio del mercato del lavoro e la fine dell’inflazione di recupero dovrebbero portare a ulteriori progressi.
Per quello che concerne il mercato del lavoro, una ripresa del PIL e una diminuzione dell’incertezza politica dovrebbero stimolare le assunzioni stabilizzando la disoccupazione intorno al 4,5%.
Non mancano però rischi, come ad esempio la debolezza del punto di partenza per la crescita dell’occupazione. Inoltre, le offerte di lavoro continuano a diminuire e le aziende parlano sempre più spesso di licenziamenti. Potrebbe esserci uno scenario caratterizzato da un periodo di crescita dell’economia senza occupazione, simile a quanto avvenuto nei primi anni 2000.

Sul tema dei tassi, è possibile che ci saranno 2 tagli nel 2026, uno a giugno e uno a settembre, che porteranno il costo del denaro al 3%-3,25%.
Fonte: ricerca Goldman Sachs
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