La settimana sui mercati: scendono le pressioni inflazionistiche
Settimana del 15 agosto 2026
L'articolo della settimana

La settimana sui mercati: scendono le pressioni inflazionistiche
La settimana è stata dominata dal braccio di ferro tra Washington e Teheran sullo Stretto di Hormuz, con la questione ancora lontana da una risoluzione. In apertura di settimana l'Iran aveva chiuso alla possibilità di un dialogo diretto con gli Stati Uniti, imputando alla controparte ripetute violazioni dell'intesa di pace interinale siglata a giugno.
Hormuz: il negoziato tra USA e Iran si irrigidisce
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aveva spiegato che i due Paesi si scambiano messaggi solo tramite intermediari. Teheran ha nel frattempo rimescolato i vertici della sicurezza nazionale, promuovendo l'ex comandante delle Guardie rivoluzionarie islamiche Mohsen Rezaee alla guida del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale al posto di Mohammad Bagher Zolghadr, passato al ruolo di consigliere politico della Guida suprema.
Rezaee è considerato uno dei falchi del regime e in passato ha sostenuto l’avanzamento del programma nucleare iraniano. Teheran ha intanto rinnovato le condizioni poste a Washington per la piena riapertura dello Stretto, che restano revoca del blocco navale statunitense, ritiro delle forze USA dall'area, rimozione delle sanzioni, sblocco degli asset congelati e un risarcimento per i danni di guerra.
Un'eventuale intesa dovrà comunque ricevere il via libera della Guida suprema Khamenei, che non compare in pubblico dai primi giorni del conflitto, scoppiato lo scorso 28 febbraio. Il Presidente Trump aveva inizialmente detto ad Axios che la sua Amministrazione preferisce attendere che le difficoltà economiche di Teheran spingano il regime ad ammorbidire la propria posizione.
La linea è però cambiata a metà settimana, quando il Presidente USA ha posto nuove e più ampie condizioni all'Iran per chiudere il conflitto, chiedendo risarcimenti per le persone che, secondo Trump, sarebbero state uccise o gravemente ferite da ordigni stradali e nei conflitti sostenuti dall’Iran, oltre che per le famiglie dei manifestanti che Teheran avrebbe ucciso negli ultimi 50 anni, e infine estendendo la richiesta ai danni subiti da Libano, Siria, Yemen e Gaza.
Trump ha detto che queste richieste saranno inserite in ogni futuro negoziato, una mossa che appare quasi certamente destinata al rifiuto di Teheran e che è arrivata subito dopo che l'Iran aveva ribadito le proprie richieste di riparazioni, condizione posta a sua volta per la riapertura di Hormuz.
L'irrigidimento reciproco ha allontanato le possibilità di un'intesa rapida, dopo settimane in cui Washington aveva lasciato intendere che un accordo fosse sempre più vicino.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha collegato esplicitamente la riapertura dello Stretto alla fine delle azioni ostili USA, alla revoca dell'assedio e al pagamento dei danni, mentre il Presidente ha sostenuto che Hormuz sia già di fatto aperto e sotto controllo statunitense, senza escludere un'ulteriore escalation militare se necessario.
Alcune delle richieste iraniane restano peraltro difficili da soddisfare per Washington da sola. In controtendenza rispetto a questo quadro, il ministro della Difesa pachistano ha lasciato intendere che le due parti sarebbero comunque vicine a una qualche forma di accordo.
Verso la fine della settimana l'Amministrazione Trump ha virato dalla minaccia di un'escalation militare a una nuova pressione economica su Teheran, dopo che la campagna militare contro l'Iran non è ancora riuscita a piegare il regime.
Tra le opzioni allo studio ci sarebbero nuove sanzioni contro le entità cinesi e indiane che facilitano gli acquisti di petrolio iraniano, una misura che potrebbe ridurre gli introiti petroliferi di Teheran ma che rischia di aprire un nuovo fronte con Pechino.
Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha detto a Newsmax che Washington annuncerà nei prossimi giorni misure economiche senza precedenti contro l'Iran, in quello che ha definito un doppio colpo che include anche la prosecuzione del blocco navale sui porti iraniani.
I colloqui per una pace duratura restano intanto in stallo e gli scontri intermittenti continuano a disturbare i flussi di petrolio e altre materie prime.
Teheran, dal canto suo, avrebbe riorganizzato le proprie forze armate in senso più aggressivo, segnale che si prepara alla possibilità di un conflitto regionale prolungato.
Dazi sui droni e nuovi investimenti nell’intelligenza artificiale
Sul fronte commerciale, l'Amministrazione Trump ha imposto dazi fino al 100% sui droni importati e sui relativi componenti, nel tentativo di ridurre la dipendenza USA dai fornitori esteri, una misura che potrebbe accelerare il disaccoppiamento delle filiere dei droni dalla Cina.
Lato corporate, un gruppo di aziende finanziarie tra cui Apollo Global Management, Blackstone, BlackRock, Brookfield Asset Management, Goldman Sachs e KKR si è alleato con Nvidia per reperire 500 miliardi di dollari di finanziamenti destinati alle infrastrutture per l'intelligenza artificiale.
L'AD di Nvidia, Jensen Huang, ha detto di essersi rivolto soltanto a queste 6 realtà, nessuna delle quali ha rifiutato: l'iniziativa punta a creare, tramite emissioni di debito private e obbligazioni di veicoli a destinazione specifica, pool di capitale a condizioni favorevoli per i maggiori clienti del gruppo, usando la potenza di calcolo come garanzia, con le prime operazioni attese entro pochi mesi e Goldman Sachs, unica banca del consorzio, candidata come bookrunner delle emissioni pubbliche di debito.
Non sono mancate le cautele: Felix Wang, di Hedgeye Risk Management, ha osservato che schemi di questo tipo rendono di fatto più economico il prodotto Nvidia senza tagliarne i prezzi, ma espongono la domanda futura alla volatilità del credito e alimentano dubbi su quanto della domanda attuale sia genuina.
Le trimestrali hanno confermato la tenuta della domanda di intelligenza artificiale. CoreWeave, fornitore di potenza di calcolo per sistemi di IA, ha indicato ricavi attesi tra 3,45 e 3,6 miliardi di dollari per il terzo trimestre, sopra le stime degli analisti, con un portafoglio ordini attestato a 104 miliardi di dollari a fine periodo e nuovi impegni firmati per oltre 25 miliardi dopo la chiusura del trimestre.
Il gruppo ha alzato la guidance sul fatturato annuale a un intervallo tra 12,4 e 13,2 miliardi di dollari, e l'amministratore delegato Michael Intrator ha detto che gli accordi firmati nel secondo trimestre dovrebbero generare margini superiori tra 5 e 10 punti rispetto ai periodi recenti, anche grazie alla capacità limitata che consente condizioni più favorevoli.
Anche Super Micro Computer ha sorpreso al rialzo, indicando ricavi tra 14,5 e 15,5 miliardi di dollari per il trimestre in chiusura a settembre ed EPS adjusted tra 1,01 e 1,10 dollari, con una guidance per l'intero anno fiscale tra 65 e 72 miliardi di dollari.
L'AD Charles Liang ha affermato che gli investimenti in tecnologia, capacità produttiva e conformità globale permettono ai clienti di implementare infrastrutture IA più rapidamente ed efficientemente.
Più avanti nella settimana sono emerse indiscrezioni su Anthropic, in trattative per acquisire la startup Decart AI per circa 6 miliardi di dollari: se conclusa, sarebbe la più grande acquisizione nota del gruppo, sempre più vicino alla quotazione in Borsa e interessato ai world models sviluppati da Decart, oltre che a un software che potrebbe ridurre i costi di addestramento dell'intelligenza artificiale rendendo più efficiente l'uso dei chip.
A chiudere il quadro corporate, sempre stando ai rumors OpenAI sarebbe sulla buona strada per generare ricavi annualizzati oltre 40 miliardi di dollari, circa il doppio del dato di fine 2025, dopo aver tagliato i prezzi di alcuni modelli per competere con i clienti più sensibili al costo: Greg Brockman ha detto che a luglio i ricavi annualizzati sono aumentati di oltre il 20% rispetto al mese precedente.
Inflazione, Fed e Treasury: i segnali della settimana
Guardando ai dati macro, la settimana ha visto un progressivo allentamento delle pressioni inflazionistiche USA. Il CPI di luglio era atteso in aumento dello 0,1%, dopo il calo dello 0,4% del mese precedente, un dato che il mercato sperava potesse attenuare le preoccupazioni emerse dopo che tre componenti del FOMC avevano dissentito a luglio a favore di un rialzo dei tassi.
Il rallentamento si è poi effettivamente concretizzato, con gli investitori che hanno ridotto i timori di una mossa restrittiva imminente della Fed. In Giappone, nel frattempo, le indiscrezioni indicavano che l'esecutivo guidato dal Primo Ministro Sanae Takaichi appoggerebbe un aumento dei tassi della BOJ a breve, con la prossima mossa attesa tra settembre e ottobre, complice la debolezza dello yen e la volontà del governo di rafforzare gli effetti del recente intervento valutario congiunto tra Washington e Tokyo.
A luglio l'indice dei prezzi alla produzione USA ha registrato il 4,7% su base annuale, sotto le attese del 4,9% e il precedente 5,5%, mentre il dato che esclude alimentari ed energia è passato dal 4,7% al 4,2%, sopra le previsioni al 4,1%, confermando un ulteriore rallentamento dell'inflazione e segnalando che l'impatto della guerra potrebbe essere in via di moderazione.
A chiudere la settimana, il Tesoro USA ha collocato 25 miliardi di dollari di titoli a 30 anni con un rendimento del 5,216%, il più alto dal 2001: la domanda resta solida, ma gli investitori chiedono una compensazione crescente per finanziare il deficit pubblico in un contesto di incertezza sull'inflazione e di un ruolo ormai marginale della Fed come acquirente di debito.
Il rapporto bid to cover si è attestato a 2,39, in linea con la media delle ultime sei aste comparabili, anche se il rendimento finale è risultato leggermente sopra i livelli di mercato precedenti alla chiusura delle offerte, segnale di una domanda appena sotto le attese.
Il costo crescente del debito rappresenta un problema politico per Trump e per Bessent in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, e i maggiori oneri di finanziamento pubblico si stanno già trasferendo sull'economia reale: il tasso medio sui mutui trentennali a tasso fisso è salito la scorsa settimana al 6,69%, il livello più alto da luglio 2025.
Gli interessi sul debito pubblico restano intanto tra i principali motori del deficit federale, arrivato a 1.170 miliardi di dollari da inizio anno fiscale, in aumento del 15%. Fitch Ratings ha comunque confermato il rating AA+ degli Stati Uniti, pur avvertendo che il deficit fiscale in rapporto al PIL è destinato ad ampliarsi nel 2026.
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