La settimana sui mercati: escalation in Iran, energia al centro

La settimana sui mercati finanziari è stata interamente dominata dal conflitto in Iran, con i listini globali che hanno oscillato violentemente al ritmo di ogni dichiarazione diplomatica o militare, senza mai trovare una direzione stabile. Il WTI ha chiuso per la prima volta sopra i 110 dollari al barile dall'inizio del conflitto, il Brent ha accumulato circa il 60% di rialzo dall'avvio delle ostilità e il diesel in Europa ha superato i 200 dollari al barile.

Eppure, nel mezzo di questa turbolenza, si sono registrati anche momenti di sollievo: martedì le dichiarazioni di Trump sull'uscita dal conflitto "entro due o tre settimane" hanno fatto scendere il Brent sotto i 100 dollari, salvo poi rimbalzare dopo che il discorso presidenziale di mercoledì sera si è rivelato privo di novità concrete.

Materie prime sotto pressione: il caso dell’alluminio

Sul piano militare, la settimana si è aperta con gli attacchi iraniani agli impianti di alluminio nel Golfo Persico, che hanno scosso il mercato delle materie prime industriali. Emirates Global Aluminium ha comunicato "danni significativi", mentre Aluminium Bahrain ha avviato la valutazione delle conseguenze sui propri siti: i futures sull'alluminio al London Metal Exchange hanno guadagnato quasi il 6% nella prima seduta successiva agli attacchi, attestandosi a 3.428,50 dollari per tonnellata, rialzo giornaliero record dal 2024.

I due impianti colpiti hanno una capacità produttiva combinata di 3,2 milioni di tonnellate annue e, secondo Goldman Sachs, nel secondo trimestre potrebbe emergere un deficit di 900.000 tonnellate, con le giacenze globali sufficienti a coprire soltanto 45 giorni di consumi.

La situazione era tesa anche prima degli attacchi: Qatalum del Qatar aveva già ridotto l'output del 40% e Alba del Bahrein aveva spento il 19% della propria capacità per effetto della chiusura di Hormuz. I contratti spot sull'LME si scambiavano venerdì a 61,23 dollari di premio sui futures a tre mesi, massimo dal 2007.

Escalation militare e segnali contrastanti da Washington

Nel corso della settimana, Trump ha dichiarato di voler “prendere il petrolio dell'Iran” ipotizzando l'occupazione dell'isola di Kharg, principale hub di esportazione del greggio, mentre il Wall Street Journal ha riferito di una valutazione in corso per estrarre circa 450 chilogrammi di uranio arricchito dal Paese. Giovedì, nuovi raid hanno distrutto un viadotto che collega Teheran a Karaj, accompagnati da un post di Trump sui social: “È ora che l'Iran faccia un accordo prima che sia troppo tardi”. L'intelligence americana, secondo la CNN, stima che circa la metà dei lanciatori missilistici iraniani e migliaia di droni kamikaze siano ancora intatti.

Diplomazia in stallo e crescente pressione internazionale

Sul fronte diplomatico, l’ottava ha visto un'intensa attività multilaterale senza però produrre sbocchi concreti. Il Pakistan si è proposto come sede dei colloqui tra Washington e Teheran, con il numero di petroliere a bandiera pakistana autorizzate al transito salito a 20. Il Ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha confermato contatti con l'inviato speciale americano Steve Witkoff, precisando tuttavia che "ciò non significa che siamo in trattativa".

Il Regno Unito ha convocato giovedì una riunione virtuale con oltre 40 alleati per valutare aperture diplomatiche verso Teheran e potenziali sanzioni, gli Emirati Arabi Uniti hanno chiesto all'ONU di autorizzare misure per riaprire il passaggio incluso l'uso della forza e il Bahrein ha annunciato l'imminente voto di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza in tal senso.

Emmanuel Macron ha definito "irrealistico" il tentativo di riaprire il corridoio marittimo militarmente, riflettendo un crescente disagio europeo verso una gestione del conflitto che ha logorato i rapporti con i principali alleati occidentali, esposto le monarchie del Golfo agli attacchi iraniani e fatto salire prezzi di energia, fertilizzanti e derrate alimentari in Europa e nei Paesi più poveri dell'Asia.

A complicare il quadro interno all'amministrazione, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha chiesto al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Randy George di rassegnare le dimissioni, stando a quanto riferisce un funzionario del Pentagono. Nel frattempo, un sondaggio CNN ha collocato il tasso di approvazione di Trump al 35% e il gradimento sulla gestione dell'economia al 31%, con il 63% degli intervistati che lamenta difficoltà finanziarie legate al caro-vita.

Tensioni sui cambi: lo yen sotto osservazione

Sul fronte valutario, il viceministro delle Finanze giapponese Atsushi Mimura ha avvertito di possibili misure "decise" sul mercato dei cambi dopo che lo yen ha ceduto la soglia di 160 per dollaro, minimo dall'intervento del luglio 2024: le sue dichiarazioni, seguite dai commenti del Governatore Ueda in parlamento, hanno stabilizzato la valuta a 159,85.

Il Financial Times riferisce che si starebbe anche valutando un'aliquota del 100% su alcuni medicinali.

Private credit sotto pressione: aumentano i riscatti

Sul fronte del private credit, la settimana ha visto un'ulteriore accelerazione delle pressioni di riscatto. Blue Owl Capital giovedì ha annunciato la limitazione dei rimborsi da due fondi BDC dopo richieste di uscita pari al 41% e al 22% del patrimonio rispettivamente, unendosi ad Apollo, Ares e BlackRock nel contingentare i riscatti; il titolo ha ceduto fino al 7% toccando un nuovo minimo storico, trascinando al ribasso l'intero settore con Blackstone, KKR e Ares in calo di circa il 3%.

Dati macro: il mercato del lavoro USA mostra segnali di stabilizzazione

In settimana sono state pubblicate le misurazioni sui NFP. A marzo, i Non-Farm Payrolls si sono attestati a 186mila unità, oltre le attese Bloomberg a 65mila unità e le precedenti -133mila (rivisto da -92mila). Il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,4% al 4,3%, mentre il salario orario medio su base annuale ha registrato una flessione dal 3,8% al 3,5%.

A livello di singoli settori, quello sanitario ha aggiunto 76mila posti, quello delle costruzioni 26mila, quello dei trasporti e logistica 21mila, quello dell’assistenza sociale 14mila, mentre quelli del governo federale e attività finanziarie hanno perso rispettivamente 18mila e 15mila lavoratori.

I dati indicano una stabilizzazione del mercato del lavoro all’inizio della guerra in Iran. L’aumento dei NFP è il più grande da fine 2024. Il tasso di partecipazione è sceso al 61,9%, minimi dal 2021.

Corporate: tra AI, M&A e risultati deludenti

Tra le notizie corporate, OpenAI ha chiuso il più grande round di finanziamento nella storia della Silicon Valley raccogliendo 122 miliardi di dollari a una valutazione di 852 miliardi, con Amazon come principale sottoscrittore per 50 miliardi (di cui 35 condizionati a una IPO o al raggiungimento dell'AGI), seguita da Nvidia e SoftBank per 30 miliardi ciascuna.

Estée Lauder e Puig sono in fase avanzata di trattativa per una fusione prevalentemente in azioni che potrebbe creare uno dei più grandi gruppi beauty al mondo, con una valutazione combinata di circa 37 miliardi di dollari, in diretta sfida a L'Oréal.

Amazon sarebbe in trattativa per acquisire Globalstar, operatore di telecomunicazioni satellitari, nel mirino anche di Starlink, stando al Financial Times. Nike ha deluso le attese per il terzo trimestre fiscale cedendo il 9% in after-hours, con ricavi attesi in calo del 2-4% nel trimestre in corso e flessioni a doppia cifra in Cina e nello sportswear.

Tesla ha mancato le stime per il secondo trimestre consecutivo, consegnando 358.023 veicoli nel primo trimestre contro una stima Bloomberg di 372.160, con il titolo in calo del 3,6% in pre-mercato.

Eli Lilly ha ottenuto l'approvazione FDA per la propria pillola dimagrante, intensificando la competizione con Novo Nordisk, e ha siglato con Insilico Medicine un accordo per lo sviluppo di farmaci tramite intelligenza artificiale del valore potenziale di 2,75 miliardi di dollari.

Microsoft sarebbe infine in trattativa con Chevron e Engine No. 1 per la realizzazione di un impianto a gas naturale da 7 miliardi di dollari in Texas occidentale per alimentare i propri data center AI.

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