La settimana sui mercati: tregua fragile e petrolio volatile
Una settimana dominata dalla guerra in Iran e dal tentativo, ancora incompiuto, di tradurre una tregua fragile in una pace duratura. I mercati ne hanno rispecchiato ogni oscillazione, passando dall’euforia del rimbalzo post-ceasefire alle cautele dei giorni successivi, mentre i dati macro hanno confermato che lo shock energetico si è già trasmesso ai prezzi al consumo americani.
Martedì: escalation, tensioni e contraddizioni negli USA
Martedì il Brent si trovava sopra i 111 dollari al barile e i futures sull’S&P 500 erano in calo dello 0,5%, con l’attenzione interamente concentrata sulla scadenza delle 20:00 ora di Washington. Trump ha tenuto una conferenza stampa mescolando toni distensivi e minacce esplicite: i colloqui procedono "molto bene" con Vance coinvolto insieme all’inviato speciale Steve Witkoff, ma in assenza di un’intesa il Pentagono avrebbe potuto distruggere ponti e centrali elettriche. Interrogato sull’eventualità che tali attacchi a infrastrutture civili costituissero un crimine di guerra, Trump ha risposto di non esserne "per niente preoccupato".
Sul fronte negoziale, l’Iran ha respinto la proposta di cessate il fuoco trasmessa tramite il Pakistan, chiedendo la fine permanente della guerra, la ricostruzione del Paese, la revoca delle sanzioni e protocolli per la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, avvertendo che eventuali attacchi ai civili avrebbero scatenato ritorsioni sulle infrastrutture energetiche del Golfo. Stando ad Axios, Pakistan, Egitto e Turchia stavano premendo per un cessate il fuoco temporaneo di 45 giorni.
Le dichiarazioni di Trump hanno riaperto anche un fronte di contraddizioni interne all’Amministrazione: il Segretario alla Difesa Hegseth ha sostenuto che gli Stati Uniti controllano i cieli iraniani, mentre Trump e il Capo di Stato Maggiore Dan Caine hanno ammesso che velivoli USA coinvolti nell’operazione di soccorso del fine settimana erano stati colpiti dal fuoco nemico.
Il WTI ha chiuso in rialzo del 2,2% vicino ai 115 dollari, il Brent ha guadagnato l’1,2% sopra i 111 dollari, i rendimenti del Treasury decennale sono avanzati di due punti base al 4,35% e l’oro ha ceduto lo 0,3% a 4.638 dollari l’oncia. L’indice ISM dei servizi di marzo è risultato sotto le attese, con l’occupazione del settore in calo ai livelli più marcati dal 2023 e i prezzi degli input in accelerazione.
Mercoledì: arriva la tregua e scatta il rally
Mercoledì l’intesa è arrivata circa novanta minuti prima della scadenza: sospensione dei bombardamenti per due settimane, a condizione che Teheran garantisse la riapertura "completa, immediata e sicura" dello Stretto.
I mercati hanno reagito con vigore: i futures europei sono balzati del 5%, quelli di Wall Street di oltre il 2%, l’MSCI Asia Pacific ha guadagnato il 4,1%. Il Brent, che prima dell’annuncio aveva raggiunto il massimo storico di 144,42 dollari al barile, è crollato del 16% scivolando a 91,70 dollari, la flessione più brusca in quasi sei anni stando a Bloomberg.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato il transito sicuro ma con coordinamento con le Forze Armate di Teheran, una clausola che Mona Yacoubian del Center for Strategic and International Studies ha definito una "enorme concessione" agli iraniani. Israele ha aderito, ma Netanyahu ha precisato che l’accordo non si estende al Libano.
Il Pakistan ha svolto il ruolo chiave di mediazione: Trump ha dichiarato ad AFP che la Cina ha contribuito a spingere Teheran al tavolo e che le scorte di uranio iraniano saranno "perfettamente gestite", senza specificare come.
La tregua lascia però irrisolte le questioni fondamentali: programma nucleare, arsenale missilistico, sanzioni e ritiro delle forze americane. Gli analisti indicano in circa 100 dollari al barile il nuovo livello di equilibrio del greggio.
Giovedì: l’euforia svanisce e riemergono le tensioni
L’euforia si è rapidamente riassorbita giovedì: i futures europei erano contrastati, le Borse asiatiche arretravano, il Brent rimbalzava del 2,5% in apertura asiatica.
Washington ha annunciato colloqui diretti con Teheran già nel weekend, guidati da Vance con Witkoff e Jared Kushner. Lo Stretto rimaneva di fatto chiuso mentre Israele lanciava il suo attacco più massiccio in Libano dall’inizio del conflitto, colpendo oltre 100 obiettivi di Hezbollah in dieci minuti.
Araghchi ha definito la mossa una violazione della tregua: "gli Stati Uniti devono scegliere tra il cessate il fuoco o che la guerra continui con Israele. Non possono avere entrambe le cose". Oltre 800 navi cargo risultavano bloccate nel Golfo Persico, con sole tre unità uscite rispetto alle 135 normali.
Trump ha avanzato l’ipotesi di pedaggi congiunti USA-Iran sullo Stretto, salvo essere smentito dalla portavoce Karoline Leavitt. Il gasdotto East-West dell’Arabia Saudita è stato colpito da un drone nonostante la tregua.
Washington ha chiesto agli alleati europei piani concreti in pochi giorni per la sicurezza del transito. Trump, dopo il colloquio con il Segretario Generale della NATO Mark Rutte, ha scritto sui social: "La NATO non c’era quando avevamo bisogno di loro, e non ci sarà se dovessimo averne bisogno di nuovo". Al Daily Telegraph ha dichiarato di valutare il ritiro degli Stati Uniti dall’Alleanza.
Venerdì: petrolio in rialzo e tregua sotto pressione
Venerdì i listini asiatici hanno chiuso in rialzo con il dollaro in guadagno. Il WTI è salito di quasi il 4% chiudendo vicino ai 98 dollari al barile, il Brent si è attestato intorno ai 96 dollari, spinto dalla notizia che la capacità produttiva saudita era stata tagliata di oltre 500.000 barili al giorno per una serie di attacchi alle infrastrutture energetiche.
Lo Stretto restava chiuso e Trump ha alzato i toni, avvertendo l’Iran di smettere di imporre pedaggi e definendo il lavoro di Teheran sulla riapertura "pessimo". Il nuovo Leader Supremo Mojtaba Khamenei ha ribadito le richieste di risarcimenti e dichiarato che l’Iran "porterà la gestione dello Stretto a una nuova fase".
Il Kuwait ha segnalato nuovi attacchi di droni iraniani nonostante la tregua. Bloomberg ha ricostruito le fratture nell’asse Trump-Netanyahu: il premier israeliano si era opposto con fermezza a ogni ipotesi di diplomazia con Teheran e le sue forze avevano lanciato il più grande attacco in Libano poche ore dopo l’annuncio della tregua. Trump, secondo persone informate dei fatti, aveva avvisato Netanyahu solo nell’imminenza dell’annuncio che il Libano sarebbe stato incluso nei termini originali.
Netanyahu ha nel frattempo aperto trattative dirette con il Libano, pur confermando il prosieguo degli attacchi a Hezbollah. Macron ha condannato l’offensiva definendola "una minaccia diretta alla sostenibilità del cessate il fuoco".
Inflazione e consumi: lo shock energetico pesa sull’economia USA
L’inflazione headline USA si è attestata al 3,3% su base annuale, sotto le attese Bloomberg al 3,4% ma in forte accelerazione rispetto al 2,4% di febbraio. Il dato core si è fermato al 2,6%, inferiore al consensus del 2,7% e in rialzo rispetto al 2,5% precedente.
Su base mensile, headline allo 0,9% e core allo 0,2%, il secondo inferiore alle stime a 0,3%. La componente energetica ha segnato il rialzo mensile più ampio dal 2005 con un balzo del 10,9%. I prezzi del cibo sono avanzati dello 0,9%, quelli dell’abbigliamento dell’1%. Tra le voci in calo, i veicoli usati hanno ceduto lo 0,4% e le commodities sanitarie l’1%.
Le aspettative di mercato calcolate da Bloomberg non scontano tagli al costo del denaro da parte della Fed per tutto il 2026.
Il sentiment dei consumatori americani ha confermato il deterioramento: l’indice dell’Università del Michigan di aprile si è attestato a 47,6 punti, sotto le attese a 51,5 e i precedenti 53,3, ai minimi storici. L’indice delle condizioni correnti è sceso da 55,8 a 50,1 (minimi storici), quello delle aspettative da 51,7 a 46,1, ai minimi dal 1980.
Le attese di inflazione a un anno sono passate dal 3,8% al 4,8%, quelle a 5-10 anni dal 3,2% al 3,4%.
Corporate: tech, credito e M&A
TSMC ha riportato ricavi del primo trimestre in crescita del 35% a 35,34 miliardi di dollari, sopra le attese degli analisti a 34,53 miliardi, con le vendite di marzo al +45%. I dati rassicurano gli investitori preoccupati che la crisi mediorientale potesse frenare la domanda di chip per l’intelligenza artificiale. I risultati completi saranno comunicati il 16 aprile.
Il fondo di private credit di Goldman Sachs ha registrato richieste di rimborso vicine al 5% del patrimonio nel primo trimestre, sfiorando la soglia che avrebbe imposto limitazioni ai riscatti.
Neurocrine Biosciences ha annunciato l’acquisizione di Soleno Therapeutics per 2,9 miliardi di dollari per un farmaco contro una rara sindrome da iperfagia compulsiva.
Madison Air Solutions punta a raccogliere fino a 2,23 miliardi di dollari nella propria IPO, che sarebbe la più grande quotazione di un’azienda industriale americana negli ultimi trent’anni.
Disney starebbe pianificando di tagliare fino a 1.000 posizioni, stando a quanto riporta il Wall Street Journal.
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