Mercati in bilico tra tregua in Iran e inflazione

 

L'ottimismo sul fronte negoziale continua a scemare: Trump ha esteso di 10 giorni la pausa agli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, fissando la nuova scadenza al 6 aprile, dichiarando che i colloqui procedono "molto bene".

Teheran, attraverso l'agenzia Tasnim, ha ribadito di essere ancora in attesa di risposta dopo aver respinto il piano americano in 15 punti e aver avanzato le proprie condizioni. Il Wall Street Journal riporta che il Pentagono starebbe valutando l'invio di ulteriori 10.000 soldati nella regione, portando il totale delle forze dispiegabili a livelli che ampliano le opzioni militari per Washington.

Trump ha dichiarato in un incontro di gabinetto che l'Iran ha lasciato transitare 10 petroliere come gesto di buona fede, mentre il Segretario al Tesoro Bessent ha annunciato che un programma assicurativo per sostenere le spedizioni commerciali sarà operativo a breve. 

Sul fronte Fed, tre Governatori hanno espresso giovedì preoccupazione crescente per le ricadute economiche del conflitto. Lisa Cook ha dichiarato che "il rischio inflazionistico è maggiore in questo momento a causa della guerra in Iran" e che il mercato del lavoro è in equilibrio precario.

Michael Barr e Philip Jefferson hanno entrambi indicato la preferenza a mantenere i tassi invariati in attesa di valutare l'impatto della guerra, con Barr che ha sottolineato come già prima della guerra fosse preoccupato per gli effetti persistenti dei dazi sull'inflazione. Il governatore Stephen Miran ha invece dichiarato di ritenere ancora possibile un rientro dell'inflazione verso il 2% nei prossimi 12 mesi, aggiungendo che la Fed potrebbe ridurre il proprio bilancio di 1.000-2.000 miliardi di dollari, sebbene il processo richiederebbe anni.

 L'OCSE ha nel frattempo alzato le proprie stime sull'inflazione per i Paesi del G20 al 4% per l'anno in corso.

Lato commercio, la Cina ha annunciato due indagini sulle pratiche statunitensi in materia di catene di fornitura e prodotti rinnovabili, in risposta speculare alle inchieste Section 301 avviate da Washington. La mossa arriva in vista del previsto summit tra Trump e Xi, ora spostato a maggio.

Sul fronte domestico USA, il Senato ha approvato una legge per finanziare il Department of Homeland Security, aprendo la strada alla fine di uno shutdown parziale che aveva provocato code storiche nei principali aeroporti del Paese, con oltre 480 agenti della TSA che si sono dimessi o hanno abbandonato il servizio durante la crisi.

Infine, venerdì scadono circa 14 miliardi di dollari di opzioni su Bitcoin, il maggiore rollover trimestrale dell'anno. Le quotazioni hanno oscillato tra 60.000 e 75.000 dollari nelle ultime settimane, ben al di sotto del picco di 126.000 dollari raggiunto nell'ottobre 2025. Secondo gli operatori, i flussi di copertura legati alle opzioni hanno contribuito a comprimere la volatilità e la loro rimozione potrebbe esporre Bitcoin a movimenti più bruschi in funzione degli sviluppi geopolitici del fine settimana.

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