Guerra Iran: possibile stop senza riapertura di Hormuz

La giornata si è aperta all’insegna della positività per i mercati azionari. Il Wall Street Journal riferisce che Trump avrebbe comunicato ai suoi collaboratori di essere disposto a concludere le operazioni militari contro l'Iran anche se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere in larga parte chiuso.

Secondo i funzionari dell'amministrazione, il Presidente ha valutato che forzare la riapertura del passaggio richiederebbe un'estensione della missione oltre la finestra temporale di 4-6 settimane che si è dato.

La strategia sarebbe quella di raggiungere gli obiettivi primari (riduzione della capacità navale e missilistica iraniana) e poi affidare la gestione dello Stretto alla diplomazia o a un'eventuale coalizione di alleati.

Questa impostazione implica che una piena normalizzazione dei flussi energetici non è una priorità immediata, aumentando il rischio che il premio geopolitico sul petrolio resti elevato

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato lunedì che la campagna militare si concluderà entro settimane, dopodiché "spetterà all'Iran o a una coalizione di Nazioni decidere". Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha invece ipotizzato un sistema di scorte navali USA o di più Paesi per garantire la libertà di navigazione. Nel frattempo, il prezzo del WTI ha chiuso per la prima volta sopra 100 dollari al barile dal 2022.

L'escalation nel Golfo Persico ha raggiunto un nuovo livello critico con l'attacco iraniano a una petroliera kuwaitiana nel porto di Dubai. La Al-Salmi è stata colpita da un drone iraniano nell'area di ancoraggio a 31 miglia nautiche a nord-ovest di Dubai, riportando danni allo scafo e un incendio a bordo successivamente domato.

Stando a quanto comunicato dalla Kuwait Petroleum Corp, l'attacco è avvenuto poco dopo la mezzanotte ora locale e potrebbe aver causato uno sversamento di petrolio nelle acque circostanti.

Il rischio di un'ulteriore spirale è amplificato dalla pressione che Teheran starebbe esercitando sugli Houthi yemeniti affinché si preparino a una nuova campagna contro le spedizioni nel Mar Rosso. Secondo funzionari europei citati da Bloomberg, la scelta degli Houthi dipenderà dall'evoluzione della guerra e dalle divisioni interne alla leadership del gruppo.

L'eventuale riapertura di un secondo fronte marittimo avrebbe conseguenze pesanti per i mercati energetici: Bloomberg Economics stima che il Brent potrebbe spingersi verso 140 dollari al barile, mentre Fereidun Fesharaki di FGE NexantECA ha avvertito che i prezzi potrebbero raggiungere 150-200 dollari con perdite sempre più ampie di settimana in settimana. Per ora, l'Arabia Saudita ha incrementato le esportazioni di greggio dal porto di Yanbu sul Mar Rosso per aggirare la chiusura di Hormuz, ma quella rotta dipende a sua volta dal passaggio attraverso il Bab el-Mandeb.

Sul fronte corporate, Unilever è in trattative avanzate con McCormick & Company per la cessione del proprio ramo alimentare. Stando a quanto riportato da Bloomberg, l'operazione prevederebbe un componente cash iniziale di 15,7 miliardi di dollari e il trasferimento della maggioranza del corrispettivo in azioni McCormick, con gli azionisti di Unilever destinati a detenere il 65% della società combinata. La struttura sarebbe quella di un Reverse Morris Trust, che consente di separare un'attività in modo fiscalmente efficiente fondendola con un'altra società e il perimetro escluderebbe alcune attività come il business indiano.

 

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