USA: mercato del lavoro mostra segni di stabilizzazione

Secondo Goldman Sachs, il recente report sull’occupazione USA di gennaio ha fornito ulteriori prove in merito alla stabilizzazione del mercato del lavoro. Tuttavia, ci sono segnali contrastanti.

Innanzitutto, la crescita dell’offerta di manodopera è vista in calo dal milione all’anno del decennio 2010-2020 al 0,5 milioni nel 2025 e a 0,2 milioni nel 2026. Questo andrebbe a ridurre la stima del tasso di pareggio della crescita occupazionale da 70mila a 50mila unità entro fine anno.

Fonte: ricerca Goldman Sachs

Per quanto riguarda la domanda invece, i segnali sono contrastanti. Le stime GS mostrano come la crescita tendenziale dell’occupazione è tornata a circa 70mila unità, in linea con il breakeven.

I cambiamenti metodologici potrebbero però aver aggiunto volatilità agli ultimi dati mensili sui salari. Inoltre, segnali come la modesta crescita occupazionale e la continua contrazione delle aperture di posti di lavoro sono più preoccupanti.

Gli analisti ritengono che il tasso di disoccupazione salirà al 4,5%, ma la recente stabilizzazione persisterà per l’intero anno.

Nel corso del 2026, le assunzioni dovrebbero essere stimolate dalla crescita della domanda finale e dal contesto politico meno volatile.

I rischi restano comunque orientati al ribasso, in quanto il punto di partenza per la domanda è ancora preoccupante. In particolare, la crescita occupazionale è stata debole e limitata, le offerte di lavoro continuano a diminuire e la propensione all’assunzione è bassa.

Fonte: ricerca Goldman Sachs

C’è anche il rischio di un’implementazione più rapida dell’IA. Per ora comunque, la perdita di posti di lavoro per questo motivo è moderata e, per ora, appare un ostacolo gestibile.

Fonte: ricerca Goldman Sachs

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