Cos’è lo Stretto di Hormuz e perché è così importante

Nelle ultime settimane, è tornato sotto i riflettori lo Stretto di Hormuz. Si tratta di uno dei punti strategici più critici al mondo dal punto di vista geopolitico ed energetico. È un corridoio marittimo che collega il Golfo Persico con il Golfo dell’Oman e, da lì, con l’Oceano Indiano. Ha una larghezza minima di 33 km, con corsie di navigazione larghe appena 3 km per direzione. A nord è fiancheggiato dall’Iran, mentre al sud dagli Emirati Arabi Uniti.

Fonte immagine: Bloomberg

L’importanza di questo Stretto risiede nel fatto che è il principale collo di bottiglia energetico globale. Da qui transita il 20%/21% del petrolio globale, oltre a ad un quinto dell’offerta mondiale di gas naturale liquefatto, esportato in primis dal Qatar.

Lo Stretto è un punto nevralgico anche per l’export di alluminio e i prodotti agricoli, fertilizzanti inclusi.

Non esiste un’alternativa realmente percorribile: altri percorsi hanno una capacità limitata e non sostituirebbero integralmente i volumi che transitano per Hormuz.

Da quando USA e Israele hanno attaccato l’Iran, il traffico marittimo attraverso lo Stretto è praticamente paralizzato. Teheran si trova in una situazione di controllo di questa via e ha preso di mira le navi che presenti in zona.

Con la chiusura dello Stretto, i produttori del Golfo riducono l’output di greggio man mano che gli stoccaggi si riempiono.

Come l’Iran può disturbare il traffico

Durante i precedenti periodi di tensione geopolitica, l’Iran ha affermato di avere la capacità di imporre un blocco navale. Ci sono diverse opzioni che il Paese può utilizzare senza l’impiego di navi da guerra. Si tratta di azioni come il disturbo a basso impatto con piccole motovedette, attacchi con missili e droni e mine marine. Oltre a questo, possono essere usate interferenze del sistema di GPS.

Le alternative

Ci sono alternative? Kuwait, il Qatar e il Bahrein non hanno altre rotte marittime per il loro export. L’Arabia Saudita che esporta gran parte del suo petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, sta utilizzando un oleodotto da 746 miglia che arriva ad un terminal sul Mar Rosso, dove la materia prima può essere caricata sulle navi per il trasporto successivo. Il Mar Rosso non è privo di rischi, in quanto i militanti Houthi sostenuti dall'Iran nello Yemen hanno minacciato una ripresa degli attacchi.

Gli Emirati Arabi Uniti possono utilizzare l’oleodotto Habshan-Fujairah, che ha una capacità di trasporto di 1,5 milioni di barili al giorno e arriva fino ad un porto lungo il Golfo dell’Oman. I pericoli non mancano, basti pensare che il porto di Fujairah è già stato colpito da droni.

Infine, l’Iraq può utilizzare un oleodotto che collega il Kurdistan alla Turchia. Sembra però che questa rotta abbia sospeso le esportazioni perché le infrastrutture energetiche mediorientali sono finite nel mirino della guerra. In ogni caso, questa infrastruttura può trasportare solo petrolio dai giacimenti del nord dell’Iraq, quindi gran parte dell’export del Paese dovrebbe passare tramite Hormuz.

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