Tregua in Iran: sollievo fragile e questioni irrisolte

Donald Trump ha accettato un cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti, Israele e Iran, annunciato poco prima della scadenza del suo ultimatum per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Stando all’analisi di Bloomberg la tregua consente ai mercati di "tirare il fiato" dal rischio di un’ulteriore escalation e di un petrolio in rialzo. I dettagli restano però scarsi: il Brent ha oscillato tra gli 80 dollari pre-conflitto e i picchi sopra i 120 durante le settimane più acute e le implicazioni di medio termine dipendono da cinque domande ancora aperte.

Hormuz: il nodo chiave della tregua

La prima riguarda Hormuz. Trump ha condizionato la tregua all’"apertura completa, immediata e sicura" dello Stretto. L’Iran, raggiunto l’accordo tramite mediazione pakistana, ha dichiarato che il passaggio sicuro sarebbe stato possibile per due settimane in coordinamento con le proprie forze militari. I termini concreti rimangono indefiniti e non è ancora chiaro a quali condizioni le navi potranno transitare.

Tempistiche incerte e adesione ancora ambigua

La seconda questione riguarda i tempi di entrata in vigore, la terza l’adesione di Israele. Il Pakistan ha dichiarato il cessate il fuoco immediatamente operativo, mentre Trump lo ha subordinato alla riapertura dello Stretto, dichiarazione formulata prima dell’accettazione iraniana.

Secondo Bloomberg Economics, Teheran avrebbe continuato a colpire i Paesi vicini dopo l’annuncio, sollevando dubbi sull’effettiva attivazione. Quanto a Israele, la Casa Bianca ha confermato l’adesione di Tel Aviv, ma il governo israeliano probabilmente vede meno rischi e più opportunità nel prolungare il conflitto rispetto agli Stati Uniti.

Portata limitata e basi fragili per il negoziato

La quarta e quinta questione toccano la portata della tregua e le basi per un negoziato. Non è chiaro se il cessate il fuoco riguardi tutte le ostilità o soltanto l’attacco massiccio alle infrastrutture energetiche minacciato da Trump. Il Pakistan ha dichiarato che si estende anche ai combattimenti tra Israele e Hezbollah in Libano, indicando un’applicazione ampia.

Sul fronte negoziale, Trump ha definito il piano in 10 punti avanzato dall’Iran "una base trattabile". Bloomberg Economics segnala però che diverse condizioni rimarrebbero inaccettabili per Washington e Tel Aviv, tra cui il riconoscimento della sovranità iraniana su Hormuz e le riparazioni di guerra, già presenti nelle cinque condizioni avanzate da Teheran nelle settimane precedenti.

Le incognite strutturali restano aperte

Bloomberg Economics qualifica il sollievo come "fragile": nessuna delle variabili strutturali che hanno alimentato il premio di rischio durante il conflitto è stata risolta. Lo status dello Stretto resta irrisolto, il quadro negoziale è privo di garanzie concrete e i rischi di ricaduta restano elevati. Finché queste incognite rimarranno aperte, le aspettative di inflazione difficilmente si sgonfieranno in modo duraturo e lo spazio per un allentamento della politica monetaria resterà limitato.

Implicazioni strategiche e nuovo equilibrio del petrolio

La decisione ha un costo reputazionale che va oltre la semplice uscita di scena. Stando a quanto riporta Bloomberg, Trump non è stato informato della proposta pakistana fino al tardo pomeriggio di martedì, lasciando a lui solo la valutazione finale sui termini. Per Ian Bremmer, fondatore di Eurasia Group, "nessuna sorpresa che Trump voglia trovare un modo per rimandare il problema" Jennifer Kavanagh di Defense Priorities è più diretta: "alzare la posta così in alto prima di fare marcia indietro ha massimizzato il danno alla credibilità e alla percezione globale del potere degli Stati Uniti. Si tratta di una chiara sconfitta strategica per gli USA".

Jon Hoffman del Cato Institute ricorda che "Trump si era posto obiettivi massimalisti: distruggere il programma nucleare e cambiare il regime. Nessuno dei due è stato raggiunto".

Il paradosso centrale del cessate il fuoco è che 5 settimane di conflitto hanno lasciato Teheran con una leva strutturalmente maggiore rispetto all’inizio. L’Iran ha di fatto esteso il controllo su Hormuz e il Majlis ha già avviato l’iter per istituzionalizzare tale sovranità nel diritto iraniano.

Per Clayton Seigle del Center for Strategic and International Studies, "è molto improbabile che l’Iran rinunci al controllo appena acquisito sullo Stretto". Jonathan Panikoff dell’Atlantic Council osserva che una risoluzione permanente richiederebbe di affrontare il futuro del programma nucleare, dell’arsenale missilistico e della libertà di navigazione, tutte questioni che la tregua di due settimane lascia intatte.

Sul fronte energetico, Kevin Book di ClearView Energy Partners ha segnalato che il pavimento delle quotazioni si è spostato verso l’alto: il limite inferiore del range è ora intorno ai 100 dollari al barile. Lo scenario opposto, escalation e ritorsione iraniana, avrebbe portato i prezzi a livelli ben più elevati.

Fonte: Bloomberg

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