USA: cosa servirebbe per portare l'economia in recessione?

Dopo essere arrivati alla zona dei 120 dollari al barile, con le parole di Trump le quotazioni del petrolio WTI sono tornate sotto i 90 dollari. Resta però da vedere quanto le dichiarazioni del Presidente USA in merito ad un’imminente fine del conflitto in Iran si riveleranno corrette. Inoltre, i problemi allo Stretto di Hormuz non sono ancora risolti.

Per l’economia statunitense la situazione non è così buona, in quanto la crescita dei salari resta modesta, la disoccupazione è leggermente superiore alla maggior parte delle stime di piena occupazione e la crescita del reddito reale è sotto pressione. A ciò si aggiunge un’inflazione headline che potrebbe tornare al 3%.

Fonte: ricerca Wells FargoFonte: ricerca Wells Fargo

Per Wells Fargo, più a lungo i prezzi del petrolio resteranno alti, più il colpo negativo sull’economia sarà forte.

La vera domanda sarà quindi: quali condizioni sarebbero necessarie perché uno shock petrolifero inneschi una recessione?

Se il reddito reale diminuisce, i consumi e gli investimenti rallentano, le assunzioni si indeboliscono e il reddito torna a scendere, innescando una spirale che si autoalimenta.

Tipicamente, sono 3 le condizioni che trasformano un aumento dei prezzi del petrolio in recessione:

  • La prima è un aumento sostenuto che indebolisce meccanicamente la crescita del reddito reale, specie quando i salari sono già in rallentamento e l’occupazione è debole;
  • La seconda riguarda un prolungarsi dello shock che si estende oltre il settore energetico. Servono quindi mesi di pressione perché l’economia ne risenta veramente;
  • La terza risiede nel restringimento delle condizioni finanziarie generali. Gli effetti di secondo ordine dell’aumento del petrolio riguardano le aspettative di inflazione più alte, la fiducia più debole e la restrizione delle condizioni finanziarie, che complicano gli investimenti e riducono i consumi.

I consumatori statunitensi impiegano una quota piccola del proprio budget (stimata al 3%) in benzina e beni energetici. Il problema è che sono spese difficili da tagliare quando i costi salgono. Le simulazioni WF mostrano che per ogni aumento sostenuto del 50% dei prezzi del petrolio, viene ridotto il ritmo medio annuale della spesa reale dei consumi personali di un intero punto percentuale.

In sintesi: non è tanto l’aumento dei prezzi del petrolio a preoccupare, ma l’estensione nel tempo di questi incrementi. Gli USA sono esportatori netti di energia, quindi sono in grado di resistere meglio di altre Nazioni agli aumenti dei prezzi dell’oro nero. Prezzi superiori a 130 dollari al barile aumenterebbero in modo significativo il rischio di recessione.

Fonte: ricerca Wells Fargo

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