A gennaio, l’inflazione USA si è attestata al 2,4% su base annuale , sotto le attese Bloomberg al 2,5% e il precedente 2,7%.
La misura core è invece passata dal 2,6% al 2,5%, in linea con le previsioni.
Su base mensile, i dati hanno registrato rispettivamente lo 0,2% e lo 0,3%, confrontandosi con stime allo 0,3%.
A livello di singole componenti, su base m/m i prezzi degli alimenti hanno registrato il +0,2%, quelli dell’energia il -1,5%, quelli dei veicoli nuovi il +0,1%, quelli dei veicoli usati il -1,8%, quelli dell’abbigliamento lo 0,3%, quelli delle commodities sanitarie il -0,1%, quelli dei servizi di trasporto il +1,4% e quelli dei servizi sanitari il +0,3%.
La componente abitativa (shelter) ha segnato il +0,2% e ha fornito il maggior contributo all’incremento mensile del dato complessivo: in ogni caso, è la variazione più bassa dal 2024.
Tuttavia la misura supercore ha registrato una variazione del +0,56% (massimi da gennaio 2025), segnalando un aumento dell’inflazione dei servizi.
Dopo la pubblicazione del dato, i calcoli Bloomberg mostrano che il mercato stima possibilità del 51% di un terzo taglio dei tassi da parte della Fed nel 2026.
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