I mercati riprendono la traiettoria ribassista: le Borse asiatiche interrompono due sessioni di guadagni, i futures su Wall Street e sull'Europa cedono terreno, i rendimenti dei Treasury a 10 anni salgono e il Brent risale verso i 104 dollari al barile.
Il quadro geopolitico resta il principale driver, con segnali contraddittori sul fronte negoziale .
La Casa Bianca continua a sostenere che i colloqui con Teheran sono in corso, ma l'Iran ha pubblicamente respinto le aperture statunitensi e avanzato le proprie condizioni: garanzie che USA e Israele non riprendano gli attacchi, risarcimenti per i danni di guerra e riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz.
Teheran starebbe lavorando a una legge per introdurre pedaggi di transito nello Stretto, stando a quanto riporta l'agenzia Fars, con pagamenti già richiesti in via informale fino a 2 milioni di dollari a viaggio.
Trump ha dichiarato che l'Iran "vuole disperatamente un accordo ma ha paura di dirlo", mentre la portavoce della Casa Bianca Leavitt ha avvertito che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti potrebbero intensificare l’azione militare.
Secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe comunicato ai propri collaboratori di voler arrivare a una conclusione rapida del conflitto.
Il summit con Xi Jinping, nel frattempo, è stato spostato a maggio.
Sul fronte militare, il Pentagono ha dispiegato due Marine Expeditionary Unit (circa 5.000 soldati con veicoli anfibi e supporto aereo) e oltre 1.000 soldati della 82ª Divisione Aviotrasportata.
I movimenti alimentano timori di un'invasione di terra, con 3 scenari principali sul tavolo: la cattura dell’isola di Kharg, che gestisce il 90% delle esportazioni di greggio iraniane; un’operazione per il sequestro delle scorte di uranio arricchito; il dispiegamento lungo le coste iraniane per rompere il blocco dello Stretto.
L'Iran ha avvertito che qualsiasi presenza militare americana sul suolo iraniano porterà a minare l'intero Golfo Persico.
L'ex Segretario alla Difesa James Mattis ha rotto con Trump sul conflitto, dichiarando che "i successi militari non si traducono in risultati strategici".
Rob Kapito, Presidente di BlackRock, ha avvertito che gli investitori stanno sottovalutando i rischi del conflitto.
Anche nell'ipotesi di una fine imminente della guerra, la crescita potrebbe subire un impatto fino a 2 punti percentuali e l'inflazione salire di un margine analogo, per via dei tempi necessari al ripristino delle catene di fornitura.
Il petrolio potrebbe comunque toccare i 150 dollari al barile "anche se domani annunciassimo la fine della guerra".
Kapito ha sottolineato l'anomalia dell'attuale risposta di mercato: storicamente in situazioni analoghe si acquistavano Treasury a breve e oro mentre si shortava l'azionario, ma questa volta le azioni sono scese solo marginalmente mentre oro e Treasury trattano in calo.
Sul fronte private markets Lloyd Blankfein, ex CEO di Goldman Sachs, ha messo in guardia sull'accumulo di asset privati invenduti nei portafogli degli investitori, che potrebbero essere sopravvalutati.
"A un certo punto serve una forcing function che costringa gli investitori a fare i conti con il reale valore del loro bilancio", ha detto in un'intervista a Bloomberg TV.
Blankfein ha usato l'analogia del sottobosco secco che si accumula in una foresta: più tempo passa dall'ultima scintilla, più il rischio di un incendio sistemico cresce.
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