La settimana sui mercati: Hormuz, inflazione USA e chip
Settimana del 18 luglio 2026
L'articolo della settimana

La settimana sui mercati: Hormuz, inflazione USA e chip
La settimana è stata dominata dall'escalation nello Stretto di Hormuz e dalle tensioni sui titoli tech. Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi missilistici contro l'Iran. Teheran ha proseguito le rappresaglie. Raid con droni e missili hanno raggiunto anche alleati di Washington nella regione, tra cui Bahrein, Kuwait e Qatar. Sullo stato della via d'acqua le versioni sono rimaste contrastanti per tutta la settimana, con l'Iran che ne ha dichiarato la chiusura fino a nuovo avviso e Trump che ne ha rivendicato l'apertura, a fronte di un traffico rimasto pressoché nullo.
La mossa più rilevante è arrivata con l'annuncio del ripristino del blocco navale USA sulle navi iraniane in transito, accompagnato dalla richiesta di un rimborso del 20% su tutto il resto del carico che attraversa lo Stretto. La Casa Bianca non ha fornito dettagli su come la misura verrebbe amministrata né se sia stata comunicata agli alleati del Golfo.
Il piano appare di difficile attuazione e, se applicato in modo generalizzato anche alle navi non scortate, potrebbe entrare in conflitto con il diritto internazionale, mentre un controllo duraturo richiederebbe un'operazione militare ben più ampia, con un possibile impiego di truppe di terra che Trump ha finora evitato.
L'Iran considera qualsiasi limitazione alla propria autorità sullo Stretto una violazione dell'intesa provvisoria raggiunta a giugno, che prevedeva transito commerciale senza pedaggi per una finestra negoziale di 60 giorni a fronte dell'impegno di Teheran a garantire un passaggio sicuro. Il Governo iraniano ha dichiarato che l'accordo è entrato in una fase di crisi e che non ne rispetterà i termini finché la controparte continuerà a violare i propri impegni.
I bombardamenti sono proseguiti per tutta la settimana. Secondo Axios, Trump avrebbe discusso un possibile ampliamento della portata degli attacchi, e il Presidente ha dichiarato a Fox News che Washington colpirà centrali elettriche e ponti nella prossima settimana se Teheran non tornerà al tavolo negoziale, aggiungendo poi in un'intervista a Fox Business che gli iraniani avrebbero chiesto un nuovo incontro, circostanza non confermata pubblicamente.
Inflazione USA e Fed: scendono le attese di un rialzo
Sul fronte macro, la settimana si è aperta con gli operatori che attribuivano una probabilità del 50% a un rialzo dei tassi Fed a luglio. Christopher Waller, esponente del board della banca centrale USA, aveva segnalato che una stretta potrebbe rendersi necessaria nel breve termine in caso di inflazione core persistente, sottolineando che le pressioni sui prezzi sono ai massimi da 3 anni e che un solo mese di raffreddamento non basterà a convincere l'istituto, servendo diversi mesi consecutivi di miglioramento prima di un cambio di rotta.
Il dato di giugno ha però sorpreso al ribasso: l'inflazione si è attestata al 3,5%, sotto le attese Bloomberg al 3,8% e in netto calo dal precedente 4,2% annuo, con la misura core al 2,6% contro un consensus del 2,8%.
Su base mensile le variazioni sono state rispettivamente del -0,4% e dello 0%, con la flessione della rilevazione headline più ampia da aprile 2020 grazie soprattutto al -5,7% della componente energetica. Dopo la pubblicazione, le probabilità di un incremento del costo del denaro a luglio calcolate da Bloomberg sono crollate al 15,5%, anche se resta scontata una stretta entro fine anno.
Il sollievo potrebbe però rivelarsi temporaneo, dato che la ripresa delle ostilità nel Golfo rischia di rafforzare nuovamente la componente energetica.
Semiconduttori sotto pressione nonostante TSMC e ASML
Per l’azionario i semiconduttori sono finiti nell'occhio del ciclone. Nemmeno le trimestrali dei chip hanno invertito la rotta. TSMC aveva aperto la settimana riportando ricavi preliminari in crescita del 36% a 1.270 miliardi di dollari taiwanesi, pari a 39,6 miliardi di dollari, sostenuti da un giugno particolarmente forte con vendite in rialzo del 68% annuo.
Il gruppo ha poi alzato le stime sul Capex 2026 a un intervallo tra 60 e 64 miliardi di dollari, dai precedenti 52-56 miliardi, portando le attese di crescita del fatturato in dollari USA a poco sopra il 40%, dopo un utile netto trimestrale salito del 77,4% annuo, oltre le previsioni.
Segnali analoghi da ASML, che ha alzato per la seconda volta quest'anno le previsioni annuali di vendita, portandole tra 43 e 45 miliardi di euro contro una stima media degli analisti di 39,3 miliardi raccolta da Bloomberg, con ricavi netti del 2° trimestre a 9,33 miliardi di euro sopra gli 8,85 attesi, un utile netto di 2,9 miliardi contro i 2,6 previsti e un margine lordo annuale ora visto fino al 56%, dal 53% precedente.
Il Philadelphia Semiconductor Index ha perso circa il 19% dai massimi di giugno, mentre gli investitori si interrogano sulla sostenibilità delle valutazioni e sui ritorni degli oltre 725 miliardi di dollari che i 4 maggiori gruppi USA attivi nell'intelligenza artificiale dovrebbero spendere quest'anno.
Per Bloomberg, la velocità e l'ampiezza dei ribassi sui principali indici asiatici comincia ad assomigliare a un panic selling, con gli operatori che cercano di blindare i guadagni residui dell'anno.
In questo quadro, Alphabet ha perso ampio terreno dopo i rumors che vedrebbero Google accumulare mesi di ritardo sul lancio di Gemini 3.5 Pro, il modello di intelligenza artificiale di punta atteso già alla conferenza sviluppatori di maggio, alimentando i timori che il gruppo stia perdendo terreno rispetto a rivali come Anthropic e OpenAI.
M&A: Uber compra Delivery Hero, offerta su PayPal
Sul fronte M&A, Uber Technologies ha raggiunto un accordo per rilevare Delivery Hero in un'operazione che valorizza la società tedesca di food delivery 14,8 miliardi di dollari, con un'offerta di 41,50 euro (47,60 dollari) per azione. L'intesa prevede l'acquisizione di gran parte del business globale del gruppo e della quota detenuta da Prosus, mentre il fondo SSW Partners rileverà separatamente 14 mercati, tra cui Austria, Norvegia, Spagna e Svezia, per circa 1,6 miliardi di dollari.
L'operazione chiude la revisione strategica avviata sotto la pressione degli azionisti, tra cui il fondo Aspex Management, che aveva già ottenuto l'uscita del fondatore Niklas Östberg.
Infine, Stripe e la società di private equity Advent International avrebbero offerto di acquisire PayPal con una valutazione superiore a 53 miliardi di dollari, stando a quanto riportato da Reuters. La proposta, pari a 60,50 dollari per azione, sarebbe sostenuta da circa 50 miliardi di finanziamenti già impegnati dalle banche e prevede che i due acquirenti detengano la società congiuntamente e in parti uguali, senza smembrarla.
Secondo fonti citate da Reuters, il consiglio di PayPal considera però l’offerta inadeguata, ritenendola una sottostima del valore del gruppo e rilevando ostacoli regolatori e finanziari. La società non ha ancora risposto formalmente alla proposta.
La stagione delle trimestrali
Nel corso della settimana è iniziata la stagione delle trimestrali in USA. Secondo i dati Bloomberg, delle 47 società che al momento della scrittura hanno pubblicato i risultati del 2° trimestre 2026, il 76,6% ha fatto meglio delle attese sui ricavi, mentre il 95,74% lo ha fatto sugli utili.
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