La settimana sui mercati: il rialzo dei rendimenti pesa sugli indici
Settimana del 22 agosto 2026
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La settimana sui mercati: il rialzo dei rendimenti pesa sugli indici
Uno dei giorni più duri di scontri in Libano da mesi ha aperto la settimana, complicando ulteriormente i negoziati già in stallo tra Stati Uniti e Iran. Il Presidente Trump ha detto a Fox News che gli Stati Uniti intendono colpire duramente l'economia iraniana, aggiungendo di non essere interessato a un'eventuale conclusione del conflitto prima delle elezioni di metà mandato di novembre, il cui esito dipenderà in buona parte dalla percezione degli elettori sullo stato dell'economia.
Restava poco chiaro fin da subito quali misure aggiuntive Washington potesse adottare senza ricorrere a sanzioni secondarie, dato che la Cina acquista oltre il 90% del petrolio iraniano e colpire Pechino rischierebbe di innescare ritorsioni con conseguenze sull'economia statunitense e sui prezzi energetici globali.
Per Chris Kennedy di Bloomberg Economics, a meno che il Presidente non decida di dare priorità assoluta alla minaccia iraniana rispetto a ogni altro fronte, Cina in primis, è improbabile che le nuove misure cambino in modo sostanziale i calcoli di Teheran.
USA-Iran: Trump prepara l’“economic D-Day”
Nel corso della settimana la posizione statunitense si è però irrigidita. Trump ha detto di non essere interessato a prorogare l'intesa con Teheran, e le due parti sono rimaste distanti su diversi dossier, incluso lo Stretto di Hormuz, dove l'Oman ha continuato a negoziare con l'Iran senza il coinvolgimento di Washington.
Il Presidente degli Stati Uniti ha annunciato quello che ha definito un “economic D-Day” contro l'Iran, un'escalation che riflette la crescente frustrazione della Casa Bianca per il rifiuto di Teheran di cedere nonostante settimane di raid militari e il blocco navale USA che ha già ridotto le esportazioni di petrolio del Paese.
In un messaggio sui social Trump ha parlato di guerra economica e isolamento su scala senza precedenti, avvertendo che qualsiasi Paese consenta a istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti pubblici di offrire una via di salvezza a Teheran subirà pesanti conseguenze economiche, e ha chiesto il sostegno degli alleati per isolare e sconfiggere la minaccia iraniana.
Rendimenti globali in rialzo e nuovi buyback del Tesoro USA
Sul fronte dei tassi, i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti in tutto il mondo per gran parte della settimana, con i Treasury USA a 30 anni arrivati al livello più alto dalla metà del 2007, gli yield francesi ai massimi dal 2008, quelli tedeschi sui valori del 2011, i gilt britannici vicini al 6% e i titoli giapponesi di pari scadenza in area di top storici.
Tra i fattori che hanno spinto al rialzo i rendimenti figurano la crescente frammentazione politica, il rischio di shock dell'offerta, pressioni inflazionistiche persistenti, i dubbi sulla capacità dei governi di contenere la spesa pubblica e il calo strutturale della domanda da parte degli acquirenti tradizionali di lungo periodo, mentre molti ministri delle Finanze hanno iniziato a spostare l'emissione del debito verso scadenze più brevi.
A questo si è aggiunta la concorrenza delle emissioni societarie, con un ritmo record di collocamenti obbligazionari legato anche alle società tecnologiche. Sul lato della domanda i fondi pensione si allontanano dai sistemi a prestazione definita lasciando ai governi una platea di acquirenti sempre più composta da investitori privati sensibili al rendimento.
Su questo sfondo, il Tesoro USA ha annunciato che almeno raddoppierà l'ammontare dei riacquisti di titoli a lunga scadenza, presentando la misura come un sostegno alla liquidità del mercato in un contesto in cui un indicatore ampio del debito pubblico ha superato per la prima volta i 40.000 miliardi di dollari.
Bessent è tornato sul tema dicendosi pronto ad ampliare ulteriormente i buyback.
Anthropic verso un’IPO da record mentre soffrono i semiconduttori
Il filo dell'intelligenza artificiale ha attraversato l'intera settimana sul fronte corporate. Anthropic ha comunicato ai potenziali investitori un fatturato preliminare del secondo trimestre in crescita di almeno 14 volte su base annua, a oltre 11,5 miliardi di dollari, contro 787 milioni di un anno prima, con un reddito operativo adjusted tornato positivo nel periodo. Le cifre potrebbero essere riviste.
Il fatturato annualizzato del gruppo, che a maggio aveva già superato i 47 miliardi di dollari contro gli oltre 40 miliardi di OpenAI, ha poi raggiunto i 65 miliardi entro la fine di luglio. Le due metriche potrebbero tuttavia non essere calcolate secondo lo stesso criterio.
Secondo indiscrezioni, la società guidata da Dario Amodei punterebbe a eguagliare o superare le dimensioni dell’IPO di SpaceX.
La domanda di quotazione potrebbe arrivare già entro fine mese, a fronte di una valutazione di 965 miliardi raggiunta con la raccolta di 65 miliardi di maggio e di una perdita netta 2025 di quasi 42 miliardi, quintuplicata rispetto all’anno precedente, in un contesto segnato dagli elevati costi di addestramento dei modelli di frontiera.
Un debutto sopra SpaceX proietterebbe il 2026 verso il miglior anno di sempre per le IPO statunitensi, con le matricole che hanno già raccolto 160,6 miliardi di dollari al 19 agosto contro il massimo storico di 195,2 miliardi del 2021.
I titoli dei semiconduttori sono rimasti sotto pressione per gran parte della settimana proprio per l'effetto combinato di rendimenti governativi vicini ai massimi pluridecennali e tensioni in Medio Oriente.
MPS sfida Intesa con le offerte su Banco BPM e Banca Generali
Banca MPS ha lanciato due offerte interamente in azioni su Banco BPM e Banca Generali, per un valore complessivo di 34 miliardi di euro, in una mossa difensiva contro la scalata di Intesa Sanpaolo, con la prima offerta che valorizza Banco BPM 25,3 miliardi di euro e la seconda Banca Generali 8,7 miliardi, con rapporti di concambio pari a 1,567 azioni Monte Paschi per ogni azione Banco BPM e 6,958 per ogni azione Banca Generali.
L'operazione mostra come l'AD Luigi Lovaglio stia giocando ogni carta a disposizione per sventare l'offerta presentata da Intesa poco più di 2 mesi fa, dopo il naufragio dell'ipotesi di una fusione tra pari con Banco BPM che sembrava l'opzione preferita.
In caso di successo nascerebbe un nuovo colosso bancario con una capitalizzazione ipotetica di 70 miliardi di euro e circa 450 miliardi di attivi, l'unico istituto domestico in grado di avvicinarsi almeno in parte alle dimensioni dei due leader del Paese, Intesa e UniCredit.
Gli ostacoli restano numerosi, dato che ciascuna delle due operazioni sarebbe complessa già da sola e portarle a termine simultaneamente lo sarebbe ancora di più, considerando che Lovaglio è già impegnato nell'integrazione di Mediobanca, acquisita lo scorso anno.
L'offerta di Intesa ha attivato la passivity rule prevista dalla normativa italiana, il che significa che l'AD dovrà ottenere il sostegno di almeno due terzi degli investitori per procedere, con l'assemblea degli azionisti convocata per il 29 ottobre.
Servirà poi convincere anche i soci dei due target, a partire da Credit Agricole, che detiene quasi il 30% di Banco BPM, e da Generali, azionista di maggioranza di Banca Generali.
Il piano prevede un dividendo straordinario da 4 miliardi di euro, composto da contanti e azioni Generali provenienti dalla partecipazione detenuta da Monte Paschi, e le due offerte combinate dovrebbero generare un incremento dell'utile per azione 2028 di circa l'11%, tenendo conto di sinergie attese per 2,6 miliardi di euro l'anno, mentre oltre al dividendo straordinario il piano prevede distribuzioni cumulative agli azionisti superiori a 15 miliardi di euro entro il 2030.
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