La settimana sui mercati: Iran, NFP e delusione AI
Settimana del 6 giugno 2026
L'articolo della settimana

La settimana sui mercati: Iran, NFP e delusione AI
La settimana si è aperta con il dossier Iran ancora irrisolto. Il fine settimana non aveva prodotto la firma attesa e i canali diplomatici sono rimasti attivi ma opachi: secondo Bloomberg e Tasnim, le due parti continuavano a scambiarsi proposte di modifica al testo senza un quadro chiaro di avanzamento.
Il punto più delicato riguardava il controllo dello Stretto di Hormuz, con una bozza descritta dalla televisione di Stato iraniana che attribuirebbe a Teheran "l'autorità esclusiva" sul traffico navale in transito, un'impostazione che Washington non ha mai accettato.
Nel frattempo, un missile balistico iraniano ha colpito una base aerea in Kuwait, e il fronte libanese si è riaperto con la più ampia incursione terrestre israeliana degli ultimi 25 anni.
L'Iran ha sospeso lo scambio di documenti con Washington citando i combattimenti in Libano, aggiungendo volatilità a una giornata già complicata da versioni contrastanti tra Casa Bianca e governo israeliano. Trump aveva scritto su Truth Social di aver chiesto a Netanyahu di evitare un'incursione su Beirut, descrivendola come accettata. Netanyahu ha confermato la sospensione dei raid sulla capitale, precisando però che l'IDF avrebbe continuato a operare nel Libano meridionale.
L'elemento che ha pesato di più sui mercati dell'energia è stato però un'altra segnalazione di Tasnim, secondo cui Iran e i suoi alleati starebbero valutando la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, l'alternativa al percorso del Golfo Persico per le forniture di greggio e GNL verso i mercati globali.
La mossa avrebbe ridotto drasticamente le alternative praticabili per le esportazioni energetiche del Golfo. In risposta alla pressione sui prezzi, l'Unione Europea stava nel frattempo valutando, secondo fonti citate da Bloomberg, di congelare temporaneamente il price cap sul petrolio russo, attualmente a 44,10 dollari al barile, per evitare che la revisione automatica di luglio lo portasse oltre i 60 dollari del tetto G7.
Mercoledì la Casa Bianca ha annunciato un accordo di cessate il fuoco tra Israele e Libano, condizionato allo stop degli attacchi di Hezbollah e al ritiro dei suoi operativi a nord del fiume Litani. L'intesa è arrivata dopo una telefonata tra Trump e Netanyahu.
Ucraina, Zelensky propone colloqui diretti con Putin
In chiusura di settimana è arrivata una mossa inattesa sul fronte ucraino: Zelensky ha inviato giovedì una lettera aperta a Putin proponendo colloqui di pace diretti, dichiarando disponibilità a un cessate il fuoco completo per la durata dei negoziati e indicando come sedi possibili Svizzera, Turchia o Paesi arabi. La mossa arrivava dopo che Germania, Francia e Regno Unito stavano già discutendo con Kyiv la possibilità di portare Mosca al tavolo. Trump ha accolto l'iniziativa con favore, mentre il Cremlino ha risposto che Putin non aveva ancora letto la lettera, e che se Zelensky volesse incontrarlo può recarsi a Mosca.
Dazi USA e nuove pressioni sul commercio globale
Il quadro commerciale si è complicato a metà settimana con l'annuncio di nuovi dazi USA. L'amministrazione Trump ha proposto tariffe di almeno il 10% sulle importazioni dalla maggior parte dei principali partner, utilizzando come base giuridica la Sezione 301 del Trade Act del 1974 nell'ambito di un'indagine sul lavoro forzato. Un'aliquota del 12,5% colpirebbe invece Paesi come Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Brasile e Svizzera, giudicati meno rigorosi nell'applicazione dei relativi divieti.
Le misure non entreranno in vigore immediatamente, con commenti scritti attesi entro il 6 luglio e audizioni pubbliche a partire dal 7, ma il segnale è politicamente rilevante: a febbraio la Corte Suprema aveva annullato i dazi imposti con i poteri di emergenza, e i dazi della Sezione 301 sono considerati giuridicamente più solidi, seppur più lenti da attuare.
BoJ, Fed e mercato del lavoro USA
Sul fronte della politica monetaria, funzionari della Bank of Japan stavano valutando secondo Bloomberg un rialzo di 25 punti base nella riunione del 15-16 giugno, con il governatore Ueda che aveva già segnalato un'alta probabilità di intervento.
I Non-Farm Payrolls di maggio, pubblicati venerdì, hanno poi offerto sorprese in senso positivo: 172mila nuovi posti di lavoro contro gli 88mila attesi dagli analisti censiti da Bloomberg, con il tasso di disoccupazione stabile al 4,3% e la crescita salariale in lieve calo al 3,4% annuo.
La misurazione è rilevante anche per la politica monetaria: secondo i calcoli Bloomberg, il mercato sconta ora con il 95% di probabilità almeno un rialzo della Fed entro fine anno, ribaltando parzialmente le attese accomodanti della settimana precedente.
AI, IPO e SpaceX: il mercato resta concentrato sulla tecnologia
In ambito societario e tecnologico la settimana ha avuto protagonisti definiti. Alphabet ha annunciato un pacchetto di operazioni sul capitale da 80 miliardi di dollari, includendo un accordo con Berkshire Hathaway, segnalando la dimensione degli impegni legati all'infrastruttura AI. Lunedì Anthropic ha presentato la documentazione riservata per la propria IPO alla SEC, bruciando OpenAI sul tempo.
Reuters ha segnalato che SpaceX punta a raccogliere 75 miliardi di dollari vendendo azioni a 135 dollari l'una, in quella che sarebbe una delle maggiori operazioni di capitale dell'anno. S&P Dow Jones ha nel frattempo comunicato che non modificherà le proprie regole di ammissibilità agli indici, bloccando di fatto un possibile ingresso accelerato di SpaceX nell'S&P 500.
La delusione della settimana in ambito tech è arrivata da Broadcom. I risultati del secondo trimestre fiscale erano sostanzialmente in linea con le attese, con ricavi a 22,187 miliardi di dollari (stime a 22,129 miliardi) e EPS a 2,44 dollari (attese a 2,39 dollari). Il segmento semiconduttori ha superato le previsioni a 15,009 miliardi contro i 14,648 attesi, ma la guidance ha sorpreso in negativo: per il terzo trimestre l'azienda prevede 16 miliardi di ricavi da chip AI contro i 17,2 miliardi del consensus, e 56 miliardi per l'intero anno contro i 57,6 attesi.
Le azioni hanno ceduto circa il 13,6% nell'after hours. La reazione si è propagata alle borse asiatiche e al NASDAQ, dove la rotazione fuori dai titoli AI ha riflesso il riposizionamento del mercato dopo mesi di aspettative molto alte.
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