La settimana sui mercati: l'inflazione torna sotto i riflettori
Settimana del 16 maggio 2026
L'articolo della settimana

Settimana dei mercati: Iran, inflazione, Pechino e Regno Unito
La settimana si è aperta con il cessate il fuoco tra Washington e Teheran sull'orlo del collasso. Trump ha definito la tregua "in terapia intensiva", respingendo l'ultima proposta iraniana senza nemmeno finirla di leggere e continuando ad alternare retorica militare a dichiarazioni ambigue.
Le posizioni tra le due parti sono rimaste su piani inconciliabili: Teheran chiede la revoca del blocco navale statunitense e un ruolo nella gestione del transito attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre Washington vincola qualsiasi accordo al contenimento del programma nucleare e alla libertà di navigazione. Il costo del conflitto, secondo il Pentagono, è salito a circa 29 miliardi di dollari, in aumento rispetto alla stima precedente di 25 miliardi.
Hormuz resta quasi chiuso: petrolio e offerta sotto pressione
Lo Stretto è rimasto di fatto chiuso per tutta la settimana. Il blocco ha già sottratto circa un miliardo di barili all'offerta mondiale, e l’IEA ha avvertito che il mercato resterà in condizioni di grave sotto-fornitura fino a ottobre anche qualora le ostilità cessassero entro giugno.
L'Iran ha nel frattempo comunicato di aver autorizzato il transito delle navi cinesi a seguito di colloqui diplomatici con Pechino.
L’inflazione torna al centro della scena
Le conseguenze inflazionistiche del conflitto si sono materializzate anche sui dati macro. Il CPI statunitense di aprile è salito del 3,8% su base annua, il ritmo più elevato da maggio 2023, con la benzina in rialzo di circa il 50% dall'inizio della guerra e i prezzi alimentari al dettaglio in aumento mensile record dal 2022.
Il dato più significativo è però quello sul potere d'acquisto: per la prima volta dal 2022 i salari reali sono tornati in territorio negativo su base annua, con l'inflazione che corre a un ritmo superiore alle retribuzioni nominali. Il PPI di aprile ha confermato la direzione, salendo del 6% su base annua, livello più elevato dal 2022, con la componente core a +5,2%, a indicare che la trasmissione dai costi energetici agli altri settori è in corso.
Nella prima parte della settimana, prima che il quadro inflazionistico tornasse a pesare sull'umore degli operatori, diversi strategist avevano rivisto al rialzo i propri target sull'S&P 500: Yardeni Research ha portato il proprio obiettivo a 8.250 punti, HSBC a 7.650 e CFRA Research a 7.575, pur con Yardeni che ha avvertito come una nuova escalation del conflitto potrebbe aprire scenari di stagflazione.
Trump-Xi: intesa commerciale, ma nessuna svolta su Hormuz
Il vertice di Pechino tra Trump e Xi Jinping ha prodotto risultati tangibili sul piano commerciale ma ha lasciato irrisolta la questione che i mercati aspettavano con più urgenza. I due leader hanno dichiarato di aver raggiunto un'intesa per stabilizzare le relazioni economiche e commerciali, stando a quanto riferisce l'agenzia ufficiale Xinhua e la Cina ha accettato l'acquisto di 200 aerei Boeing, primo ordine di velivoli statunitensi da quasi un decennio.
Washington ha contestualmente autorizzato la vendita di chip avanzati H200 a dieci società cinesi, tra cui Alibaba e Tencent. Sul fronte geopolitico, Xi ha lanciato un avvertimento esplicito sulla questione di Taiwan, con toni insolitamente diretti che hanno reintrodotto un premio al rischio che i mercati avevano accantonato. Quanto all'Iran, i due leader ne hanno discusso giovedì senza esiti concreti e Trump ha alimentato ulteriore confusione con dichiarazioni contraddittorie sullo Stretto, affermando prima che gli Stati Uniti non ne hanno bisogno aperto, salvo poi correggersi a margine del summit.
Fed, Warsh e mercati: tagli ormai fuori discussione
Sul fronte della politica monetaria, il Senato ha confermato Kevin Warsh come presidente della Federal Reserve con un voto di 54 a 45, il margine più risicato nella storia dell'istituto, subentrando a Jerome Powell alla scadenza del mandato. Warsh ha dichiarato in audizione che la politica monetaria rimarrà indipendente dalle pressioni politiche, ma Trump si attende tagli al costo del denaro nell'immediato, costruendo una tensione potenzialmente acuta con un FOMC in cui un numero crescente di funzionari considera la prossima mossa come potenzialmente rialzista.
Verso il fine settimana i mercati avevano interamente scartato l'ipotesi di tagli nel 2026 e attribuivano probabilità concrete a un rialzo entro fine anno.
Regno Unito sotto pressione tra sterlina, gilt e rischio politico
Il Regno Unito ha aggiunto un ulteriore elemento di instabilità al quadro. Il Primo Ministro Keir Starmer, leader del partito Laburista, è sottoposto a una crescente pressione dopo la pesante sconfitta del suo partito alle elezioni locali della scorsa settimana. In questo quadro, numerosi deputati laburisti ne hanno chiesto le dimissioni.
Andy Burnham, sindaco di Manchester e unico politico laburista con un gradimento netto positivo tra gli elettori, ha annunciato la candidatura a un seggio parlamentare, aprendo formalmente la strada a una sfida a Keir Starmer.
Gli investitori temono che un cambio di guida possa tradursi in un allentamento delle regole fiscali: Burnham ha proposto di dimezzare l'aliquota base dell'imposta sul reddito e di aumentare il debito per finanziare la difesa. La sterlina ha ceduto per cinque sedute consecutive, avviandosi verso la peggior settimana da novembre 2024 e i gilt a 30 anni hanno toccato un rendimento di quasi il 5,7%, già ben al di sopra dei titoli di pari scadenza dei principali paesi sviluppati.
Schroders, con circa 1.100 miliardi di dollari in gestione, ha dichiarato di preferire restare fuori dai gilt in attesa di un chiarimento del quadro politico.
AI e corporate America restano il contrappeso positivo
Sul fronte societario, Cisco ha guidato le notizie positive con una guidance sui ricavi del quarto trimestre fiscale tra 16,7 e 16,9 miliardi di dollari (stime a 15,8 miliardi), accompagnata da un piano di ristrutturazione orientato all'intelligenza artificiale e da un target rivisto sugli ordini dagli hyperscaler portato a 9 miliardi di dollari per l'intero esercizio 2026, da un obiettivo precedente di 5 miliardi.
Nel settore AI, Bloomberg riporta che Anthropic è in trattative preliminari per raccogliere almeno 30 miliardi di dollari a una valutazione superiore a 900 miliardi, con il round che potrebbe chiudersi già entro fine maggio: Google si è già impegnata a investire 10 miliardi a una valutazione di 350 miliardi, con la possibilità di iniettare fino a 30 miliardi aggiuntivi, e Amazon ha impegnato 5 miliardi alla stessa valutazione.
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