La settimana sui mercati: tregua USA-Iran e Fed hawkish
Settimana del 20 giugno 2026
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La settimana sui mercati: tregua USA-Iran e Fed hawkish
L'evento centrale della settimana è stato l'accordo provvisorio tra Washington e Teheran, firmato da Trump al palazzo di Versailles a margine del G7. Il memorandum in 14 punti formalizza una tregua provvisoria e avvia un periodo negoziale di 60 giorni, con CENTCOM che ha revocato ufficialmente il blocco navale ai porti iraniani e lo Stretto di Hormuz che ha ripreso ad accettare traffico commerciale.
La firma è arrivata dopo giorni di trattative ad alto rischio: nelle ore precedenti alla conclusione, le operazioni israeliane in Libano avevano più volte rischiato di far saltare i negoziati. Il ministro per la sicurezza nazionale Ben Gvir ha comunque ribadito che Israele non è vincolato dall'intesa, e le Forze di Difesa del Paese hanno dichiarato di continuare a colpire Hezbollah in diverse aree del Libano meridionale.
La fragilità strutturale dell'accordo è evidente anche nelle sue clausole. Il testo lascia ai successivi 60 giorni di negoziato i nodi più delicati: rimozione delle sanzioni, fondi congelati, programma nucleare, missili balistici, sostegno alle milizie regionali. Sul nucleare, Trump ha lasciato intendere che Teheran dovrebbe avere il diritto di arricchire uranio per scopi civili, smorzando i toni rispetto agli obiettivi dichiarati a inizio conflitto, mentre sui fondi congelati ha dichiarato che "quel denaro andrà restituito".
Il piano economico prevede finanziamenti per almeno 300 miliardi di dollari per la riabilitazione dell'Iran, inclusi contributi dei partner regionali. Quanto alla navigazione, la clausola parla esplicitamente di traffico senza oneri "per i soli 60 giorni" del periodo negoziale, lasciando aperta la questione dei pedaggi per la fase successiva.
La gestione dello Stretto sarà congiunta tra Iran e Oman, segnale che Teheran intende conservare una forma di controllo sul passaggio. Teheran ha nel frattempo definito l'accordo "una resa dell'asse USA-Israele".
Banche centrali più caute: BoJ, BoE, Fed e PBOC
Sul fronte della politica monetaria, la settimana ha visto muoversi tre Banche centrali di rilievo. Con un voto di 7 a 1, la Bank of Japan ha alzato i tassi di 25 punti base all'1%, il livello più alto dal 1995 e in assenza del governatore Ueda per ragioni di salute. Da aprile 2027 la BoJ manterrà costanti gli acquisti mensili di titoli di Stato a circa 2.000 miliardi di yen, ponendo fine al progressivo ridimensionamento avviato in precedenza.
Dal comunicato è stato eliminato il riferimento al costo del denaro come "significativamente basso", segnale che la politica si avvicina alla fascia inferiore del tasso neutrale.
La Bank of England ha invece tenuto i tassi fermi al 3,75% con un voto di 7 a 2: i dissenzienti hanno votato per un rialzo immediato di 25 punti base, ma la maggioranza ha ritenuto che il calo del Brent e i dati macro segnalino di attendere: il CPI inglese di maggio si è fermato al 2,8%, sotto le attese del 3%, e il comitato ha rivisto al ribasso la stima sul picco dell'inflazione al 3,25% nel quarto trimestre dal precedente 3,6%.
Bailey ha però avvertito che i rischi restano sul lato rialzista e che la situazione energetica rimane imprevedibile. I mercati scontano un rialzo di 25 punti base entro fine anno.
Alla Fed, Kevin Warsh ha guidato il suo primo FOMC mantenendo i tassi invariati ma trasmettendo un messaggio chiaro contro la tolleranza all'inflazione elevata: i futures consolidano le attese di un intervento restrittivo già a ottobre, metà dei membri del board si attende un rialzo entro fine anno, e le proiezioni aggiornate mostrano inflazione più alta e un rinvio delle aspettative di taglio al 2027. La PBOC ha nel frattempo indicato che migliorerà la gestione dei tassi a breve con un focus sul tasso overnight, avvicinandosi alla prassi delle altre banche centrali globali.
Cina divisa tra consumi deboli ed export tecnologico
Dall'Asia arrivano dati preoccupanti sulla Cina. Le vendite al dettaglio di maggio hanno segnato un calo dello 0,6% su base annua, primo dato negativo dalla riapertura post-Covid di fine 2022. Gli investimenti fissi sono diminuiti del 4,1% nei primi cinque mesi dell'anno, con la spesa in conto capitale del settore privato in calo del 7,1%, la flessione più significativa dal 2020. Gli acquisti di automobili sono precipitati del 16% rispetto a maggio 2025.
Sul lato opposto, la produzione industriale ha accelerato al 4,5%, trainata dall'export e dal manifatturiero ad alta tecnologia in crescita del 15%, con le esportazioni di semiconduttori in balzo del 111%, confermando la biforcazione tra economia reale orientata ai consumi e comparto manifatturiero export-driven.
Burnham sfida Starmer, gli USA riaprono il fronte dazi
In chiusura, due sviluppi politici meritano attenzione. Nel Regno Unito, Andy Burnham ha conquistato il seggio parlamentare di Makerfield con il 54,8% dei voti, aprendo la strada a una sfida alla leadership laburista di Keir Starmer: quasi un quarto dei 400 deputati del partito aveva già chiesto le dimissioni del premier dopo il crollo alle amministrative di maggio, e l'affluenza insolitamente alta al 59% segnala un'energia politica che i mercati leggono come potenziale fonte di politiche fiscali più espansive.
Sul fronte commerciale, l'Ufficio del Rappresentante per il Commercio statunitense ha avviato un'indagine ai sensi della Section 301 contro la Germania per quello che Greer ha definito "pagamento persistentemente insufficiente dei prodotti farmaceutici innovativi", prendendo di mira la riforma sanitaria tedesca in fase di approvazione. L'indagine prevede un'udienza il 22 settembre e può concludersi con dazi sulle merci tedesche, anche se Greer ha lasciato aperta la porta a una soluzione diplomatica.
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