La settimana sui mercati: la corsa dei rendimenti USA
Settimana del 26 settembre 2026
L'articolo della settimana

La settimana sui mercati: la corsa dei rendimenti USA
In breve
- La settimana è stata segnata dalle vendite sui titoli di Stato.
- Il petrolio ha alternato ribassi legati alle speranze diplomatiche a nuovi rialzi sulle minacce iraniane. Restano incerti i progressi concreti dei colloqui USA-Iran.
- Secondo Scott Bessent, USA e Cina hanno concordato una proroga di 2 mesi della tregua commerciale, fino al 10 gennaio 2027. Pechino non ha confermato la scadenza.
- L’IA ha sostenuto gli acquisti azionari, ma restano sotto osservazione costi e rischi dei progetti: SoftBank ha raccolto l’equivalente di 11,1 miliardi di dollari e Oracle si è tutelata contro eventuali ritardi del Project Jupiter.
La risalita dei rendimenti obbligazionari ha contraddistinto la settimana sui mercati, tra inflazione persistente, timori sui conti pubblici e oscillazioni del petrolio legate alla guerra in Medio Oriente.
Il Treasury a 5 anni ha superato il 5% per la prima volta dal 2007, mentre il trentennale si è avvicinato al 5,5%, sui massimi dal 2004. L’allentamento delle vendite nell’ultima parte della settimana, accompagnato da una pausa del greggio, ha offerto sollievo dopo una nuova accelerazione delle pressioni sulle scadenze lunghe.
Petrolio volatile e colloqui USA-Iran: progressi ancora incerti
Il petrolio aveva inizialmente proseguito la discesa, favorita dalle speranze di una soluzione diplomatica e dalla prospettiva di ripristino delle esportazioni attraverso l’oleodotto saudita East-West.
A metà settimana il Brent è sceso sotto i 100 dollari, avviandosi alla sesta seduta consecutiva negativa. Il movimento si è poi invertito: giovedì il greggio è arrivato a guadagnare il 5% dopo le minacce iraniane di estendere la guerra, prima della pausa di venerdì.
Sul piano diplomatico, Trump ha definito molto produttivi i colloqui indiretti di 3 ore con l’Iran a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, i primi da circa metà giugno. Non è però chiaro quali progressi concreti siano stati raggiunti.
Secondo l’emittente IRIB, Teheran ha chiesto la revoca del blocco navale USA, lo sblocco dei propri asset e la fine della guerra su tutti i fronti come condizioni per riaprire lo Stretto. I contatti mediati dal Qatar sono serviti a trasmettere queste richieste, mentre resta irrisolto il contrasto sul controllo del passaggio marittimo.
Treasury sotto pressione e attese sui tassi di Fed e BCE
Sul reddito fisso, il rendimento dell’indice Bloomberg Global Aggregate Treasuries si è avvicinato alla soglia del 4%, che non si vedeva dal 2007. L’indice ha registrato la maggiore perdita giornaliera da maggio. La tenuta dell’attività economica, l’inflazione e i fabbisogni di finanziamento alimentano il confronto sulla possibilità che rendimenti elevati diventino più duraturi, con maggiori costi per Stati, imprese e famiglie e pressioni sulle valutazioni azionarie.
Gli interventi del Tesoro USA non hanno fermato le vendite sulle scadenze lunghe. Nell’operazione di riacquisto di giovedì sono stati accettati 4,08 miliardi di dollari di titoli tra 20 e 30 anni, contro un massimo previsto di 6 miliardi.
L’asta a 7 anni da 44 miliardi è stata assegnata al 5,085%, massimo dalla reintroduzione della scadenza nel 2009, con una domanda inferiore alle attese. Bessent continua a ricondurre le pressioni soprattutto al petrolio e sostiene che la fine della guerra potrebbe far scendere sia il greggio sia i rendimenti.
Nella parte finale della settimana, gli swap incorporavano altri 3 rialzi della Fed da 25 punti base nei successivi 12 mesi.
Nell’area euro, il Capo economista della BCE Philip Lane ha avvertito che la nuova ondata di rincari energetici manterrà l’inflazione elevata più a lungo, con una discesa verso l’obiettivo dalla metà del 2027.
Il Presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, non ha escluso tassi moderatamente restrittivi se lo shock persisterà, richiamando il rischio di trasmissione dei rincari ai salari. Per Lane, l’economia dovrebbe continuare a crescere a un ritmo moderato, purché lo shock energetico non si intensifichi.
Tregua USA-Cina e yen: gli sviluppi su commercio e valute
Sul fronte commerciale, i giudizi inizialmente positivi sui colloqui USA-Cina non si erano tradotti subito in un’intesa per prolungare la tregua sui dazi, secondo il Financial Times. Successivamente, il Segretario al Tesoro degli USA Scott Bessent ha annunciato una proroga di 2 mesi, indicando il 10 gennaio 2027 come nuova scadenza, non confermata da Pechino.
L’estensione è più breve dei 3-6 mesi ipotizzati da alcuni funzionari statunitensi e lascia aperta la possibilità di un accordo più ampio. Restano irrisolte le divergenze sulle terre rare, con esportazioni cinesi di magneti nettamente inferiori ai livelli precedenti alla tregua.
Sul mercato valutario, lo yen si è rafforzato dopo che la Ministra delle Finanze del Giappone Satsuki Katayama ha riferito che Trump condivide le preoccupazioni sulla debolezza della valuta. Tokyo ha ribadito che continuerà a coordinarsi con Washington sulla politica valutaria.
Investimenti nell’IA: Alibaba, SoftBank e i rischi per Oracle
L’IA ha sostenuto gli acquisti sulle Borse globali, anche grazie ai primi segnali di successo del nuovo agente personale di Meta. Alibaba ha presentato lo Zhenwu V900, che il gruppo definisce il chip per l’IA più potente della Cina. La società punta a 20 gigawatt di capacità globale nei data center entro il 2032, nell’ambito di un impegno di spesa superiore a 53 miliardi di dollari in 3 anni.
La crescita degli investimenti nell’IA ha riportato l’attenzione anche sui costi del debito. SoftBank ha raccolto l’equivalente di 11,1 miliardi di dollari con obbligazioni in dollari ed euro, offrendo sulle tranche in dollari rendimenti dall’8,625% al 9,75%, record per il gruppo. Gli ordini sulla componente da 10 miliardi di dollari hanno superato i 30 miliardi, secondo fonti citate da Bloomberg.
Il gruppo ricorre al debito per sostenere impegni vicini a 65 miliardi verso OpenAI e ulteriori acquisizioni, mentre il costo della copertura contro un default nei prossimi 5 anni è salito ai massimi dall’aprile 2025.
Oracle ha invece inviato una comunicazione di forza maggiore sul Project Jupiter, in New Mexico. Per Bloomberg, l’obiettivo è tutelarsi qualora il data center non entrasse in funzione nel 2028. Il gruppo ha precisato che la notifica non dimostra, da sola, un ritardo, mentre Blue Owl ha confermato che gli impegni finanziari restano invariati. È invece slittato al 1° febbraio 2027 l’avvio del gasdotto destinato ad alimentare il campus.
Un eventuale riconoscimento della forza maggiore legata alla fornitura energetica potrebbe consentire a Oracle di rinviare di 3 anni i canoni, senza cancellare gli altri costi o i pagamenti dovuti per l’intera durata della locazione. Il progetto è sostenuto da un prestito da 18 miliardi di dollari e la notifica non costituisce un evento di default sul finanziamento, secondo una fonte citata da Bloomberg.
Société Générale e Paramount: piani e operazioni societarie
Tra le altre società, Société Générale ha fissato un obiettivo di redditività sul patrimonio tangibile del 13-14% nel 2029 e superiore al 15% negli anni successivi. Il piano prevede distribuzioni agli azionisti per almeno 21 miliardi di euro fino al 2029, la distribuzione del 50% dell’utile netto e un rapporto costi/ricavi sotto il 55%.
Paramount Skydance ha raggiunto accordi per chiudere le cause avviate da 12 procuratori generali statali e dal sindacato Writers Guild, rimuovendo un ostacolo all’acquisizione di Warner Bros da 110 miliardi di dollari.
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