La settimana sui mercati: tregua su Hormuz, tensioni sull’AI
Settimana del 27 giugno 2026
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La settimana sui mercati: tregua su Hormuz, tensioni sull’AI
La settimana è stata dominata dalla diplomazia attorno allo Stretto di Hormuz, con i colloqui USA-Iran in Svizzera che hanno prodotto progressi incoraggianti. JD Vance e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi erano entrambi presenti alle trattative, al termine delle quali le parti hanno concordato una tabella di marcia per il negoziato finale entro 60 giorni, istituito un canale di comunicazione per prevenire incidenti sullo Stretto e stabilito una "de-confliction cell" in coordinamento con il Libano.
Araghchi ha indicato anche la revoca del blocco alle esportazioni iraniane di petrolio e prodotti petrolchimici e il rilascio di una quota delle attività congelate. La partenza dei colloqui non era stata priva di tensioni: il fine settimana si era aperto con un messaggio di Trump che minacciava nuovi attacchi a Teheran e la possibilità di imporre pedaggi sullo Stretto, mentre l'Iran aveva annunciato nuovamente la chiusura di Hormuz accusando Israele di aver violato la tregua in Libano.
Sull'andamento del greggio, il segno della settimana è stato ribassista: in appena due mesi il mercato fisico globale è passato da una situazione di tensione estrema ai primi segnali di eccesso, grazie all'accelerazione dei flussi attraverso Hormuz. Il caso più emblematico è il greggio angolano, tipicamente destinato alla Cina, che ha iniziato a trattare con sconti di quasi 10 dollari al barile sul Dated Brent, i più ampi in oltre un decennio. Il rimbalzo dell'offerta riporta in primo piano le previsioni di surplus già elaborate dall'IEA prima del conflitto, con un avanzo significativo atteso per il 2027. Un elemento di cautela rimane aperto: le scorte statunitensi si trovano ai livelli più bassi dal 1984, rendendo il mercato ancora esposto a nuovi shock.
Il ciclo AI tra euforia, scarsità di memoria e prese di profitto
L’ottava ha offerto uno scorcio anche sulle contraddizioni interne al ciclo AI. Il Kospi sudcoreano ha subito dapprima un crollo del 9,1% dal recente massimo, con la Korea Exchange costretta a sospendere le contrattazioni per 20 minuti: un movimento che riflette la leva accumulata dagli investitori retail, con il debito a margine sull'intero listino salito al record storico di 38.500 miliardi di won questo mese.
Nella seconda parte della settimana, il comparto tecnologico è stato colpito da due notizie quasi simultanee: l'annuncio di Apple di rincari su Mac, iPad e dispositivi domestici, motivato dalla carenza senza precedenti di chip di memoria trainata dalla domanda AI dei data center, e la notizia del New York Times secondo cui OpenAI starebbe valutando di rinviare la propria IPO al 2027.
Microsoft ha annunciato il terzo rialzo di prezzo sulle console Xbox, altra spia delle pressioni lungo la filiera dei semiconduttori.
Il contraltare a queste tensioni è arrivato dai risultati di Micron Technology, che nella tarda serata di mercoledì ha ridato fiducia all'intera filiera. Il 3° trimestre fiscale si è chiuso con ricavi per 41,5 miliardi di dollari, ben sopra la stima media degli analisti a 35,7 miliardi, un EPS adjusted di 25,11 dollari contro attese a 20,49 e un margine lordo adjusted all'84,9% rispetto alle previsioni dell'81,9%.
La guidance per il 4° trimestre ha ulteriormente sorpreso: fatturato atteso intorno a 50 miliardi (consensus a 43,2 miliardi) ed EPS adjusted di circa 31 dollari rispetto alle stime a 25,31. Il CEO Sanjay Mehrotra ha escluso qualsiasi normalizzazione tra domanda e offerta di memoria prima del 2028, con la scarsità destinata a protrarsi per tutto il 2027.
La società ha inoltre comunicato la firma di 16 accordi strategici con clienti della durata media di 3 anni, uno strumento per contenere la tradizionale volatilità ciclica del settore.
Nella stessa giornata, il Qualcomm Investor Day di New York ha alzato significativamente le ambizioni del gruppo nel segmento data center: obiettivo di ricavi superiore a 15 miliardi di dollari entro l'anno fiscale 2029, con un target complessivo di 40 miliardi nei business diversi dagli smartphone, il doppio delle proiezioni formulate due anni fa. A sostenere la tesi, l'annuncio che Meta utilizzerà il chip Dragonfly C1000 nelle proprie infrastrutture e l'acquisizione di Modular Inc. per circa 3,9 miliardi di dollari in azioni.
SpaceX debutta nel credito investment-grade
Sul mercato obbligazionario, SpaceX ha debuttato nel segmento investment-grade raccogliendo 25 miliardi di dollari in cinque tranche con cedole comprese tra il 5,35% e il 6,65%.
La domanda ha raggiunto un picco di 89 miliardi al lancio, per poi ridursi a 73 miliardi al pricing, con un book finale inferiore a tre volte l'ammontare offerto rispetto alla media di quattro volte registrata quest'anno per il segmento BBB. La tranche 2036 ha prezzato a uno spread di 140 punti base sui Treasury, circa 40 punti base più ampio della media BBB, segnale di cautela del mercato del credito rispetto all'entusiasmo visto in sede di IPO.
L’operazione si inserisce nella riorganizzazione del debito dell’universo Musk: i 17,5 miliardi di obbligazioni e prestiti di X e xAI, che costavano tra il 9,5% e il 12,5% per un onere annuo di circa 1,8 miliardi, vengono sostituiti con un costo di 1,5 miliardi all'anno. Rimane aperta la questione del profilo di cassa: xAI ha generato 3,2 miliardi di ricavi nel 2025 a fronte di perdite operative per 6,4 miliardi, con un deficit che secondo S&P Global è destinato ad ampliarsi almeno fino al 2030, quando il debito totale potrebbe raggiungere 132 miliardi.
PCE, yen e banche USA: i segnali macro della settimana
Sul fronte macro, i PCE di maggio negli Stati Uniti hanno mostrato un'inflazione headline al 4,1% annuo, in linea con il consensus Bloomberg e in accelerazione rispetto al 3,8% del mese precedente.
La misura core si è attestata al 3,4% dal 3,3%, mentre la spesa e i redditi personali hanno registrato entrambi un +0,7%, sopra le attese rispettivamente dello 0,6% e dello 0,4%, segnale che il consumatore americano tiene nonostante le ricadute del conflitto in Iran.
Sul versante valutario, lo yen ha continuato ad avvicinarsi ai minimi degli ultimi 40 anni, con il cambio USD/JPY intorno a 161,5. La ministra delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha dichiarato di aver parlato con il segretario al Tesoro USA Bessent ribadendo la disponibilità di Tokyo a "prendere misure coraggiose se necessario", formula che nel linguaggio diplomatico giapponese segnala la disponibilità all'intervento diretto. Il precedente intervento valutario di Tokyo, tra fine aprile e fine maggio, aveva raggiunto il record di 11.730 miliardi di yen, pari a circa 72,6 miliardi di dollari.
Tra le banche USA, il superamento degli stress test annuali della Federal Reserve ha aperto la strada a una serie di aumenti di dividendi e nuovi programmi di buyback. JPMorgan ha portato la cedola trimestrale a 1,65 dollari per azione da 1,50 e ha autorizzato riacquisti per 50 miliardi con decorrenza dal 1° luglio. Goldman Sachs ha alzato il dividendo a 5 dollari da 4,50, Citigroup a 0,67 da 0,60, Wells Fargo a 0,50 da 0,45 e Morgan Stanley a 1,15 da 1 dollaro.
I 6 principali istituti avevano già distribuito oltre 140 miliardi tra dividendi e buyback nel 2025. La Fed ha contestualmente confermato che non vi saranno variazioni ai requisiti di capitale fino al 2027, mentre procede alla revisione complessiva dell'impianto normativo.
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In Europa, Porsche ha avviato le trattative con le rappresentanze dei lavoratori per un accordo su ulteriori tagli ai costi che l'AD Michael Leiters punta a chiudere entro la pausa estiva di luglio. La casa di Stoccarda prevede di produrre meno dei circa 280.000 veicoli consegnati l'anno precedente in risposta ai dazi USA, al rallentamento del mercato cinese e alla crescente concorrenza in Europa, aggiungendo ulteriori misure al piano già annunciato di eliminare circa 3.900 posizioni entro il 2029.
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